Alla base di tutto c’è l’argilla, mescolata con acqua ed eventualmente con altri ingredienti, impastata e successivamente trasformata grazie alla cottura, all’azione del fuoco che agisce sulla terra – fuoco che deve essere “domato” dall’uomo, perchè è proprio in base al tipo di terra e al risultato che si vuole ottenere che dipende la temperatura e la durata della cottura.

Il primo prodotto crudo, già relativamente rassodato, poi appositamente essiccato, deve essere sottoposto all’azione del fuoco che contrae l’impasto terroso (pasta) messo in opera, lo indurisce, lo fissa in forma permanente, e secondo la composizione chimica, lo trasforma più o meno intensamente e ne cambia anche il colore. A differenza di quello che avviene nell’affine arte del vetro, non lo fonde (il che deformerebbe il prodotto), ma lo porta per talune varietà ceramiche ad un principio di vetrificazione.

A cottura subita, gl’impasti possono essere considerati o secondo il diverso grado di compattezza o secondo il colore acquistato; questi differenti risultati possono già servire per una prima classificazione delle paste ceramiche, perché ogni classe di prodotti ha proprie caratteristiche fondamentali; si hanno così ceramiche a paste porosa o a pasta compatta; a pasta colorata o a pasta bianca.

Tuttavia, la classificazione definitiva deve tener conto di un’altro elemento che nella gran parte dei casi è costitutivo di un dato tipo di ceramica, cioè del rivestimento.

Fonte
Gaetano Ballardini, “maiolica” in:
ENCICLOPEDIA ITALIANA DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI
Vol. XXI – ROMA; Istituto della Enciclopedia Italiana – 1951 – p.957 – 967

Foto: Progetto Made in Loco, Grottaglie (Taranto).