GRAND TOUR. ARCHETIPI DELLA CERAMICA ITALIANA.
«La originalidad consiste en volver al origen; así pues, original es aquello que vuelve a la simplicidad de las primeras soluciones». Antoni Gaudí, in “Vencer”, 1914.
Nel nuovo programma dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, le arti applicate rappresentano uno degli ambiti privilegiati per promuovere la qualità della cultura creativa italiana. In questo disegno si colloca Grand Tour. Archetipi della ceramica italiana, pensata come evento collaterale alla mostra La Grande Opera ceramica – allestita al primo piano del Palazzo di Abrantes – dal direttore artistico di entrambe Enzo Biffi Gentili. Si tratta di letture differenti dell’arte fittile nazionale, collegabili da influssi degli studi di Jung su archetipi e alchimia, o di figure illustri della cultura iberica, come, qui, Antoni Gaudí.
La celebre frase di Gaudí che ispira questa mostra, suggerisce una concezione dell’originalità fondata sul ritorno alle origini: ritrovando semplicità ed essenzialità delle forme per rielaborarle con mezzi nuovi. Da questa postazione ideale Grand Tour. Archetipi della ceramica italiana considera il ritorno ai “fondamentali” come necessità di “azzeramento” e rialimentazione della ricerca formale nella ceramica contemporanea.
Il termine archetipo, dal greco arché, origine, e týpos, modello, indica una forma originaria in grado di attraversare il tempo e di essere continuamente reinterpretato. Grand Tour. Archetipi della ceramica italiana propone un viaggio nella ceramica contemporanea italiana attraverso le forme caratterizzanti l’identità ceramica di diversi territori. Una sorta di fotografia della ceramica artigianale contemporanea, a volte arricchita da apporti di artisti e designer, che si ispira ad antiche tipologie popolari, quasi sempre funzionali.
Anfore, brocche, fiasche, bottiglie, pignatte, grolle, urne e vari recipienti da dispensa e attrezzi culinari evocano una cultura materiale fatta di ingegno e trasmissione dei saperi: forme essenziali profondamente radicate nei territori, #disegnate dalle comunità”, perfezionate con l’uso nel tempo. Un itinerario tra tutte le regioni italiane, con particolare attenzione alle città riunite nella rete di AiCC, Associazione italiana Città della Ceramica.
Alcune opere di grandi maestri del 900 ricordano come questo interesse per l’arcaico fosse già vivo, e forse più, nel secolo scorso mentre quelle contemporanee ne testimoniano revival e attualità. Il percorso si svolge tra rilevanze artigianali e industriali, testi d’arte applicata, fino ad esiti border line con la scultura. Oggi la ricerca archetipale di ceramisti e designer, artisti produce oggetti seriali, in edizione limitata, in esemplare unico.
Un omaggio fisico alla Spagna è reso, nella sala laterale, con la serie di oggetti intitolata Picazzi dell’architetto Eduardo Alamaro, che rilegge l’archetipo della bottiglia con bizzarri artefatti decorati in celebrati atelier con smalti squisiti. Il titolo della serie rinvia a Picasso, tra deferenza e irriverenza, rivelandone insieme la figura di geniale Padre Mediterraneo di una ceramica antica e futura, e insieme quella di maschio alfa dominatore pure nell’immaginario di innumerevoli artisti soprattutto sino alla fine del secolo scorso.
Archetipi e forme popolari si rivelano così un deposito inesauribile per nuovi progetti e visioni. In casi come questo è legittimo affermare che “Tradizione è Rivoluzione!”.
Le regioni
Arago Design (Pescara)
Brock, 2019
Arago Design è il marchio di autoproduzione ceramica ideato dai designer Elisabetta Di Bucchianico e Dario Oggiano, laureati allo IUAV di Venezia. Nel 2004 fondano a Pescara l’Officina delle Invenzioni, studio-laboratorio dedicato alla ricerca nel design del prodotto. La loro ricerca rielabora archetipi, memoria culturale e forme della tradizione popolare in oggetti contemporanei, in equilibrio tra funzione e valore simbolico.
Brock reinterpreta la forma archetipica della brocca attraverso una soluzione ibrida che unisce il corpo del recipiente ceramico medievale al manico della caraffa in plastica contemporanea. Il contrasto tra tipologie appartenenti a epoche e materiali differenti rinnova un oggetto d’uso tradizionale, migliorandone la robustezza e la comodità di utilizzo. Il progetto di Arago Design mette così in relazione memoria storica, cultura materiale e design contemporaneo.
Contatti — Arago Design
Sito web: https://www.aragodesign.it/
Biagio Lamberti (Matera)
Biagio Lamberti è un architetto e ceramista che vive e lavora a Matera, dove realizza oggetti attraverso la foggiatura al tornio e la modellazione manuale. La sua ricerca valorizza le terre dei Calanchi lucani, lavorate secondo tecniche tradizionali, dando forma a complementi d’arredo legati al paesaggio e all’identità del territorio.
Coppa di Pitagora, 2018
L’invenzione della Coppa risale al 580 a.C. ed è attribuita al filosofo greco Pitagora. Permette a chi la usa di riempirla fino ad un certo livello. Se l’utilizzatore mostra ingordigia la coppa versa il suo intero contenuto dal fondo. Quando la coppa viene riempita il liquido sale fintanto che raggiunge il livello del sifone. Superato tale livello, il liquido inizia a fluire nel tubicino centrale e si riversa dal fondo. La pressione idrostatica così formata determina il totale svuotamento attraverso il buco alla base della colonna.
Coppa con segreto, 2018
La Coppa con segreto era già nota ai greci e ai romani. Nata come strumento di divertimento goliardico, veniva creata in svariati modi e forme, richiedendo senza dubbio un lungo lavoro di realizzazione . Dalla Coppa era impossibile bere a meno che il bevitore non ne scoprisse il segreto. In questa versione, il liquido viene versato dal di sotto, capovolgendo lo strumento; un sistema a sifone interno ne impedisce lo sversamento una volta riposizionato in piedi. Per bere è necessario tappare uno dei fori presenti all’interno della corona superiore e succhiare dal beccuccio corrispondente.
Coppa a bicchiere, 2018
La coppa a bicchiere ha origini risalenti al XIX secolo. Il latifondista consegnava la coppa ai suoi coltivatori assieme al pane, diviso quest’ultimo in parti uguali tra gli stessi. La Coppa era uno strumento dosatore che veniva adoperato per fare in modo che tutti bevessero la stessa quantità di vino. Il principio di funzionamento è semplice: la coppa e il bicchiere comunicano attraverso un foro, ma roteando lo strumento per bere solo il quantitativo contenuto nel bicchiere giunge al beccuccio attraverso il manico cavo. Il resto del contenuto per gravità resta conservato nella pancia della Coppa.
Contatti — Biagio Lamberti
Instagram: https://www.instagram.com/biagio.lamberti/
Sito web: https://www.biagiolamberti.it/
Pasquale Di Lena (Matera)
Versatore, 1999
Pasquale Di Lena è un maestro ceramista di Grottole, in provincia di Matera, tra gli ultimi custodi della tradizione artigianale locale. La sua attività si inserisce in una cultura della terracotta dalle origini secolari, legata alla produzione di recipienti d’uso e alla trasmissione di tecniche e saperi di bottega. Attraverso il proprio lavoro contribuisce alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio ceramico grottolese, mantenendo vivo il legame tra materia, memoria e identità del territorio.
Il vessatore presenta un corpo tondeggiante, rastremato nella parte inferiore e raccordato a una base svasata. Il profilo è caratterizzato da un piccolo foro per la fuoriuscita di acqua e da un elemento decorativo uccelliforme superiore. La forma, riconducibile alla tipologia tradizionale del recipiente per liquidi, cela un meccanismo che ne condiziona l’utilizzo: il principio del segreto trasforma un oggetto funzionale in un dispositivo da scoprire attraverso l’esperienza.
Contatti: Telefono: 0835 758497 Indirizzo: Via Nazionale 113, 75010 Grottole (MT).
Ugo Annona per Il Bottegaccio (Matera)
Broccone istoriato, 1971
Produzione Ugo Annona e Dino Daddiego
Fondato nel 1969 da Dino Daddiego, Il Bottegaccio è una bottega artigianale situata nel cuore dei Sassi di Matera, oggi guidata dal figlio Mario. La sua attività valorizza la tradizione ceramica lucana attraverso la produzione di maioliche, terrecotte ingobbiate e invetriate e oggetti ispirati al repertorio della cultura materiale locale. Nel corso della sua storia, il laboratorio ha collaborato con artisti italiani e internazionali, tra cui Ugo Annona, favorendo l’incontro tra sapere artigianale, ricerca artistica e tradizione.
Grande brocca graffita con scene domestiche e paesaggio, terracotta ingobbiata.
Contatti — Il Bottegaccio
Sito web: www.ilbottegaccio.it
Bottega d’arte “Il Tornio” (Squillace)
Vaso Bottiglia, 2026
Bottega d’arte “Il Tornio” è una realtà artigianale di Squillace legata alla tradizione ceramica locale. La bottega porta avanti la lavorazione dell’argilla attraverso tecniche tradizionali, reinterpretando forme della ceramica d’uso e valorizzando il patrimonio artigianale del territorio.
Vaso bottiglia con collo a rocchetto, tradizionalmente destinato a contenere liquori e vino mielato, bevanda addolcita con miele tipica del territorio calabrese, anticamente parte della Magna Grecia. La forma riprende una tipologia legata alla tradizione ceramica locale e alla cultura materiale del territorio.
Contatti — Bottega d’arte “Il Tornio”
Facebook: https://www.facebook.com/bottegadarte.iltornio/
Sito web: https://www.ceramicheiltornio.com/
Vito Conca (Bottega dei Vasai Conca) (Squillace)
Vaso per salatura, anni ’30
La famiglia Conca è storicamente legata alla tradizione ceramica di Squillace, dove la bottega artigianale, attiva fino agli anni Settanta, produceva soprattutto stoviglie d’uso quotidiano, brocche e candelabri. La storica bottega, risalente al XVII secolo, è stata recuperata dal Comune e oggi testimonia la tradizione locale della lavorazione ceramica.
Vaso di terracotta invetriata modellato al tornio.
Noti anche come “Salaturi”, “vasi per la salamoia” o “vasi conserviera”, questi vasi incarnano l’essenza dell’artigianato tradizionale e della passione per la terra: grazie alle proprietà della terracotta, consentono una conservazione naturale del cibo, preservandone sapore, aroma e freschezza per lunghi periodi di tempo.
Oggi, i Salaturi continuano a essere apprezzati sia per la loro funzionalità pratica, che per il loro valore estetico e culturale.
Bhumi ceramica (Avellino)
Bhumi Ceramica è un’azienda artigianale fondata nel 2000 a Celzi di Forino, in provincia di Avellino, dalla collaborazione tra Aniello Rega e Nello Antonio Valentino. La sua attività unisce ricerca sui materiali ceramici, tecniche tradizionali e tecnologie contemporanee, sviluppando progetti a cavallo tra artigianato e design, con particolare attenzione agli oggetti per la tavola e l’alta ristorazione.
Gli oggetti in mostra fanno parte della collezione Archetipi. Da Poseidonia a Paestum, progetto di ricerca che rielabora reperti archeologici del Museo del Parco Archeologico di Paestum in oggetti contemporanei in porcellana. La collezione si ispira in particolare ai manufatti ceramici del V secolo a.C., reinterpretandone gli elementi formali attraverso un design essenziale. Realizzati a mano in porcellana Limoges mediante la tecnica del colaggio, gli oggetti si collocano tra complemento d’arredo e food design.
Caraffa KORE (Collezione Archetipi), 2020
Design Aniello Rega, Nello Antonio Valentino, Giuseppe Valentino
La forma della caraffa riprende il profilo laterale delle statuette votive femminili dedicate alla dea Hera, evocato attraverso tre tagli che richiamano le scheggiature dei reperti ceramici.
Bottiglia OPSIS (Collezione Archetipi), 2020
Design Aniello Rega, Nello Antonio Valentino, Giuseppe Valentino
Bottiglia in porcellana nera ispirata a un reperto archeologico incompleto, del quale si conserva la parte superiore raffigurante un volto dai lineamenti marcati, incorniciato da un copricapo cilindrico. La forma del reperto è ripresa nel collo della bottiglia, completata da un tronco di cono che facilita la mescita del liquido.
Portacandele LEIRION (Collezione Archetipi), 2020
Design Aniello Rega, Nello Antonio Valentino, Giuseppe Valentino
Portacandele in porcellana ispirato alla figura votiva della donna-fiore, reperto simbolo dell’antica Poseidonia, caratterizzato da un volto femminile sormontato da un giglio. La forma stilizzata evoca il volto, la linea dei capelli e i petali del fiore attraverso una successione di tagli che reinterpretano il reperto archeologico in chiave contemporanea.
Contatti — Bhumi ceramica
Sito web: https://bhumi.it/
Salvatore Scalese (Sasaska) (Vietri sul Mare)
Attica, 2016
Salvatore Scalese si avvicina alla ceramica nei laboratori di Capodimonte, dove approfondisce le tecniche della modellazione plastica e della decorazione. Dopo un’esperienza nel teatro, sviluppa una ricerca personale attraverso la sperimentazione con argilla, gres, maiolica e raku, esplorando le possibilità espressive dei materiali ceramici.
La sua ricerca si concentra sulla sfida di trasformare una forma primitiva, assecondandone la natura elementare e conferendole al contempo una collocazione più raffinata.
Attica rielabora la forma archetipica della brocca attraverso un linguaggio contemporaneo. La superficie, caratterizzata da texture irregolari e sfumature metalliche ottenute con la cottura Raku, valorizza la matericità del gres e conferisce all’oggetto una forte presenza plastica.
Lucio Liguori (Vietri sul Mare)
Vasi Decentrati, 2026
Maestro ceramista di Vietri sul Mare, Lucio Liguori sviluppa dagli anni Settanta una ricerca che coniuga tradizione ceramica e sperimentazione tecnica e formale. È noto per l’introduzione della tecnica raku nel contesto vietrese e per un percorso che gli è valso importanti riconoscimenti nel campo dell’artigianato artistico italiano.
I Vasi Decentrati reinterpretano la forma archetipica del vaso biansato attraverso volumi asimmetrici e profili collassati Le superfici decorate caratterizzate da contrasti cromatici, accentuano la plasticità delle forme, trasformando il vaso da recipiente funzionale in una presenza scultorea.
Contatti — Lucio Liguori
Instagram: https://www.instagram.com/lucio.liguori.1/
Sito web: https://www.lucioliguori.it/
Ferdinando Vassallo (Salerno)
Vassallo vive e lavora a Montecorvino Rovella, in provincia di Salerno, dove avvia la propria attività nel 1969. Sviluppa una ricerca che unisce tecniche di foggiatura arcaiche, sperimentazione sui processi di cottura e indagine sulle forme ceramiche. Tra i suoi progetti più significativi figura 12 urne cinerarie per il prossimo millennio, in cui riprende forme arcaiche e tecniche ceramiche di tradizione preistorica.
Urna cineraria dei bambini morti per le guerre, 1999
Rottura Lia Rumma, restauro Alessandro Ricca
L’opera riprende la forma archetipica dell’urna cineraria, antico contenitore funerario destinato alla conservazione delle ceneri. Realizzata in argilla sedimentaria fluviale con tecnica a lucignolo, secondo procedimenti della tradizione villanoviana, presenta una decorazione a pettine e una cottura in atmosfera di ossidoriduzione. Il titolo conferisce alla forma funeraria una dimensione commemorativa.
Urna cineraria della Guerra, 1999
Rottura Luigi Ontani, restauro Alessandro Ricca
L’Urna cineraria della Guerra riprende la tipologia dell’urna funeraria attraverso l’impiego dell’argilla sedimentaria fluviale e di procedimenti tecnici ispirati alla tradizione villanoviana. È realizzata a lucignolo, con decorazione a pettine e monocottura in atmosfera di ossidoriduzione.
Pierfrancesco Solimene (Cava de’ Tirreni)
Contenuto scontento, 2025
Pierfrancesco Solimene (Salerno, 1986) è un artista e ceramista che vive e lavora a Cava de’ Tirreni. Laureato all’Accademia di Belle Arti di Napoli e appartenente a una storica famiglia di ceramisti, dal 2013 è titolare di Solimene Art. La sua ricerca coniuga la tradizione artigianale con la sperimentazione sui materiali, sugli smalti e sulle superfici, estendendosi dall’oggetto d’uso alla scultura contemporanea.
L’opera reinterpreta la forma archetipica dell’urna, caratterizzata da un corpo globulare, un’apertura superiore e un coperchio. Il progetto indaga il concetto di contenuto, materiale e concettuale, attraverso un meccanismo di apertura e chiusura che alterna la rivelazione e il nascondimento dell’interno, trasformando il contenitore in uno spazio di custodia simbolica e interiore.
Contatti — Pierfrancesco Solimene
Sito web: https://pierfrancescosolimene.com/
Ceramica Ernestine (Salerno)
Brocca blu, anni ’60
Ceramica Ernestine nasce a Salerno nel 1948 dall’iniziativa della designer americana Ernestine Virden Cannon e dell’architetto Matteo D’Agostino, affermandosi come una manifattura innovativa nel panorama del design ceramico italiano del dopoguerra. La produzione si distingue per la ricerca sulle forme, le sperimentazioni cromatiche e i decori originali, con una particolare attenzione agli oggetti d’arredo e d’uso domestico.
La brocca riprende la forma archetipica del recipiente per liquidi, con corpo ovoidale, collo rastremato e apertura svasata. La superficie monocroma blu e la semplificazione dei volumi valorizzano la purezza del profilo, restituendo una forma funzionale attraverso un linguaggio essenziale.
Antonino Maddonni (Cerreto Sannita)
Fiasca, 2014
Antonino Maddonni è un ceramista, scultore e pittore. Attivo a Cerreto Sannita dagli anni Sessanta, ha contribuito alla valorizzazione della tradizione ceramica locale. È direttore del Centro Arte Contemporanea di Cerreto Sannita e curatore della sezione contemporanea del Museo civico della Ceramica cerretese.
La Fiasca riprende la forma archetipica del contenitore destinato alla conservazione e al trasporto dei liquidi, legata alla tradizione della ceramica d’uso. L’opera si inserisce nella lunga storia manifatturiera di Cerreto Sannita, reinterpretando una tipologia funzionale appartenente alla cultura materiale del territorio.
EDUARDO ALAMARO (NAPOLI)
Picazzi, 1998
Eduardo Alamaro (Napoli, 1947) è architetto e studioso di storia delle arti applicate, con particolare attenzione alla ceramica e al rapporto tra arte, artigianato e industria. Ha curato mostre e pubblicato numerosi saggi sulla tradizione ceramica napoletana, approfondendo il ruolo delle scuole-officine e delle manifatture nella storia culturale e produttiva della città.
I Picazzi di Eduardo Alamaro sono giocose bottiglie antropomorfe ideate nel 1998 e presentate alla Biennale di Vallauris. Il progetto rielabora l’archetipo della bottiglia, trasformandolo in figure dalle allusioni corporee e falliche, attraverso variazioni di forma, inclinazione, colore e superficie.
Il titolo fonde provocatoriamente il cognome di Pablo Picasso con un riferimento all’anatomia maschile. Questi oggetti si configurano come un divertissement ironico e irriverente, che sbeffeggia il machismo e il «fallocentrismo» associati al mito picassiano. Il riferimento a Les Demoiselles d’Avignon (1907), indicato dallo stesso Alamaro come contrappunto demitizzante, chiarisce la portata polemica del progetto: lontano dall’imitare lo stile dell’artista spagnolo, Alamaro ne mette in discussione l’autorità simbolica attraverso un linguaggio plastico contemporaneo.
Picazzo uncinante, rivestimento smalto nero (Ceramica Gatti 1928 Faenza)
Picazzo rosso dormiente, rivestimento smalto rosso selenio (Simonis, Salerno).
Picazzo dorico assoluto, rivestimento materico turchese (Zelig, Vietri sul Mare)
Picazzo ardito ficcante, rivestimento smalto rosso selenio (Simonis, Salerno).
Picazzo inclinato tutto-per-te, rivestimento smalto rosso selenio (Simonis, Salerno).
Picazziello pendente, rivestimento materico turchese (Zelig, Vietri sul Mare)
Ceramica Gatti 1928 (Faenza)
Brocca nero lucido (Collezione Volpedo), 2022
Design Andrea Anastasio
Fondata nel 1928 a Faenza da Riccardo Gatti, pittore, scultore e ceramista, la manifattura si distingue per la ricerca tecnica e formale nell’ambito della maiolica. Nello stesso anno, Gatti si avvicina al Movimento Futurista e realizza ceramiche su disegno di artisti come Giacomo Balla e Mario Guido Dal Monte, contribuendo al rinnovamento del linguaggio ceramico del Novecento. Nel corso della sua storia, la Bottega ha sviluppato una produzione capace di affiancare alla tradizione faentina la sperimentazione artistica e progettuale.
La superficie nera lucida evidenzia il profilo e i volumi della brocca, mentre l’elemento flessibile intrecciato introduce un contrasto materico e formale. Il progetto di Andrea Anastasio rilegge in chiave contemporanea le forme storiche della manifattura, reinterpretando la tipologia tradizionale del recipiente attraverso un intervento progettuale originale.
Contatti — Ceramica Gatti 1928
Sito web: https://www.ceramicagatti.it/
Le Teglie di Montetiffi (Montetiffi, Sogliano al Rubicone)
Teglia (Testo), 2026
Le Teglie di Montetiffi è un laboratorio artigianale che, grazie a Maurizio Camilletti e Rosella Reali, ha recuperato e mantiene viva l’antica tradizione locale della produzione di teglie in terracotta per la cottura della piadina romagnola. Dopo l’interruzione dell’attività dei tegliai storici della Valle dell’Uso nei primi anni Novanta, il laboratorio ha ripreso la lavorazione secondo le tecniche tradizionali, utilizzando argille raccolte nel territorio di Montetiffi e calcite locale. La produzione conserva gesti e procedimenti tramandati nel tempo, espressione di un sapere artigianale profondamente legato alla cultura materiale e gastronomica della Romagna.
Teglia (Testo), 2026
Il testo, tradizionale teglia in terracotta, è un utensile da cottura legato alla cultura gastronomica romagnola, utilizzato in particolare per cuocere la piadina. La sua forma circolare e piatta risponde a una funzione pratica tramandata nel tempo, espressione di una cultura materiale in cui la ceramica è strettamente connessa alla vita quotidiana e alle tradizioni del territorio.
Carlo Zauli (Faenza)
Forma, 1972
Collezione White Room
Carlo Zauli (Faenza, 1926–2002) è stato un ceramista e scultore. Dopo aver ottenuto importanti riconoscimenti nel campo dell’arte ceramica negli anni Cinquanta, nei primi anni Sessanta ha sviluppato una ricerca dalla dimensione sempre più scultorea, facendo del grès uno dei materiali centrali della propria produzione e affermandosi a livello internazionale.
Realizzato in grès con smalto oro, l’opera rielabora la forma archetipica dell’albarello, il tradizionale vaso da farmacia, attraverso una struttura composta da due forme sovrapposte e inserite l’una nell’altra. La superficie dorata, lucida e leggermente porosa, contrasta con le parti lasciate a biscotto, caratterizzate da una bicromia, da sottili rigature orizzontali e da incisioni e tagli gestuali. La tipologia storica del contenitore viene così reinterpretata attraverso il contrasto tra volumi, superfici e materia.
Contatti — Carlo Zauli
Sito web: https://www.museocarlozauli.it/
Pantoú (Faenza; Caltagirone)
Fondato nel 2020 a Faenza da Ilaria Biffara e Giampaolo Santoddì, entrambi originari di Caltagirone e cresciuti a contatto con le botteghe ceramiche della città siciliana. Il progetto mira a valorizzare la tradizione ceramica attraverso nuove forme e colori, utilizzando tecniche tradizionali in una produzione artigianale contemporanea.
La progettazione è frutto della loro ricerca condivisa, nella quale le competenze si integrano: Santoddì si distingue per la lavorazione al tornio e la definizione dei volumi, mentre Biffara approfondisce la ricerca tecnica sui rivestimenti, contribuendo a definire l’identità cromatica della produzione.
Trabocco, 2026
L’opera reinterpreta il bummolo malandrino, tradizionale recipiente ceramico siciliano, noto per il suo ingegnoso sistema interno: si riempie capovolgendolo attraverso un’apertura alla base, dalla quale il liquido non fuoriesce una volta rimesso in posizione verticale, ma può essere versato dal beccuccio. Pantoú ne rielabora la tipologia attraverso una forma ittiomorfa e una finitura monocroma color ottanio, traducendo un oggetto della cultura materiale siciliana in un linguaggio formale contemporaneo.
Radici, 2026
La collezione reinterpreta la forma archetipica dell’albarello, tradizionale vaso da farmacia destinato alla conservazione di sostanze medicinali e preparati. Il profilo caratteristico, con corpo rastremato nella parte centrale, spalle pronunciate e imboccatura svasata, viene rielaborato attraverso una torsione dei volumi e una palette di colori pastello, che conferiscono alla tipologia storica un linguaggio formale contemporaneo.
Instagram: @pantouceramics
Sito web: www.pantouceramics.com
Cuorecarpenito (Modena)
Callipolis, 2026
Collezione Paléobubble Design Claudia Carpenito (2021)
Cuorecarpenito è uno studio di ceramica a Reggio Emilia, creato da Claudia Carpenito nel 2012, dopo una lunga esperienza nel mondo del restauro di opere d’arte. Le sue creazioni sono realizzate a mano con tecniche tradizionali, al tornio e con lastre di argilla. Caratterizzato da un’anima apparentemente giocosa, il lavoro di Claudia Carpenito offre una dimensione estetica originale e coinvolgente, non priva di radici storiche e artistiche, ispirazioni al design d’autore e fortemente legate alla cultura italiana.
La collezione Paléobubble si ispira ai vasi della civiltà messapica, reinterpretandone le anse attraverso elementi geometrici piatti e volumi cilindrici, in una sintesi formale contemporanea. I nomi delle opere riprendono quelli delle città del Salento citate nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. I manufatti sono realizzati in terracotta, con impasti preparati a mano e arricchiti da chamotte di diverse granulometrie, terre e pigmenti. La ricerca di Claudia Carpenito indaga il valore archetipico del vaso come contenitore, traducendo un antico repertorio di forme e simboli in un linguaggio essenziale e personale.
Contatti:
Instagram: @cuorecarpenito
Sito web: www.cuorecarpenito.com
Amaaro Design (Montecchio Emilia)
Canopo, 2026
Amaaro è un laboratorio di progettazione e produzione ceramica fondato nel 2011 a Montecchio Emilia da Claudia Torricelli, pittrice, e Martino Pompili, architetto. La loro formazione e il dialogo tra linguaggi creativi differenti confluiscono in una ricerca condivisa sulla ceramica, che rielabora oggetti d’uso attraverso forme, colori e riferimenti al mondo naturale e animale. Le opere sono realizzate artigianalmente in piccole collezioni tematiche.
L’opera reinterpreta la forma archetipica del canopo, antico contenitore funerario attestato nell’antico Egitto e nella cultura etrusca come urna cineraria. Il corpo ovoidale del vaso è sormontato da un coperchio scultoreo raffigurante una lepre in ceramica nera lucida. L’inserimento di elementi zoomorfi, ricorrente nella ricerca di Amaaro, introduce una componente figurativa e simbolica in dialogo con la funzione del contenitore.
Amaaro! – Contatti
Sito web: www.amaaro.com
Email: info@amaaro.com
Paola Paronetto (Porcia, Pordenone)
Anemone Bowl, 2026
Paola Paronetto è un’artista e designer friulana che vive e lavora a Porcia, in provincia di Pordenone. La sua ricerca si concentra sulla sperimentazione della paper clay, un impasto di argilla e cellulosa che consente di ottenere forme leggere e superfici materiche. Attraverso un linguaggio essenziale e scultoreo, sviluppa oggetti e complementi che superano la dimensione funzionale per esplorare il rapporto tra forma, materia e colore.
Uno sguardo sensibile e attento sa cogliere la bellezza in ogni luogo: anche in un prato di campagna o in un giardino. Le piccole corolle dei fiori più umili diventano l’ispirazione per l’Anemone Bowl, che rielabora la forma archetipica e popolare della coppa, profondamente legata alla tradizione ceramica italiana e al gesto quotidiano del contenere. Paola Paronetto trasforma questa forma essenziale attraverso la sua tecnica caratteristica della Paper Clay, creando superfici materiche e forme fluide e avvolgenti, che evocano petali e foglie. L’interno in oro introduce un elemento prezioso e luminoso, in dialogo con la naturalezza della materia. Ogni pezzo è unico, come le sensazioni che trasmette.
Instagram: @paolaparonettocreations Sito web: www.paolaparonetto.com
Progetto MÒSHÌ | Modus Operandi for a Shared Identity (Frosinone, Alatri)
Cannate, 2022
Curatore: arch. Paolo Emilio Bellisario (NINE associati) Design: Giulio Iacchetti Realizzazione artigianale: Fiorello Pietrobono Ente promotore: INFORMARE – Azienda Speciale della Camera di Commercio di Frosinone-Latina
MÒSHÌ è un progetto di valorizzazione dell’artigianato della Ciociaria, nato per mettere in relazione il design contemporaneo con i saperi produttivi e le tradizioni del territorio. Curato da Paolo Emilio Bellisario, con il coinvolgimento del designer Giulio Iacchetti e di NINE associati, il progetto rilegge forme e manufatti della cultura materiale locale attraverso la collaborazione tra progettisti e artigiani. La collezione Cannate reinterpreta la tradizionale brocca in terracotta utilizzata per contenere e versare l’acqua, rinnovandone il linguaggio formale nel rispetto della memoria funzionale dell’oggetto.
Attorno alla reinterpretazione della “cannata” – tipico contenitore in terracotta utilizzato per dissetarsi durante il lavoro nei campi – è stata disegnata una piccola collezione di vasi.
Le “Cannate” sono il recipiente più caratteristico di tutta la produzione di ceramica della Ciociaria. Sono anfore in terracotta dal becco lungo decorate a freddo con terra rossa. Servivano da recipiente di acqua potabile nelle case e per il trasporto dell’acqua dal pozzo alla cucina. Hanno una pancia generalmente molto grande che si assottiglia alla base ed il versatoio a cannella subito sotto il collo. Due larghi manici chiamati “le orecchie” partono da questo verso l’alto per poi ripiegarsi e andare ad aderire sul colmo della pancia. La superficie esterna riporta un disegno molto antico, “rose” o “rosoni” formati da una lunga linea a spirale, in passato ai rosoni si aggiungevano altri elementi decorativi come uccelli, cuori, rami, motivi geometrici. Sui manici e sulla parte inferiore della cannata si aggiungevano tratti paralleli sempre di colore rosso o bruno.
Antonio Grieco (Roma)
Versatoio, 2020
Nato a Roma nel 1958, Antonio Grieco si avvicina alla ceramica all’inizio degli anni Ottanta, sviluppando una ricerca incentrata sulla sperimentazione della materia e delle tecniche ceramiche. Approfondisce diversi procedimenti di lavorazione e cotture primitive, sperimentando smalti ad alta temperatura, smalti a cenere, terre sigillate e impasti argillosi, con l’obiettivo di esplorare le possibilità espressive della ceramica contemporanea.
Il versatoio reinterpreta una forma funzionale attraverso una struttura geometrica e verticale. Il corpo, percorso da fitte scanalature longitudinali, è affiancato da un’ansa anulare e da un beccuccio obliquo. Il contrasto tra il grigio scuro del corpo e le tonalità verdi e brune degli elementi applicati accentua il carattere scultoreo dell’oggetto.
Manifattura Giuseppe Mazzotti 1903 (Albissola Marina)
Pentola d’oro, 2026
Pentola a riflessi, 2026
Fondata nel 1903 ad Albissola Marina da Giuseppe Bausin Mazzotti, la manifattura è una delle realtà storiche della ceramica artistica ligure. Negli anni Trenta diventa un centro di sperimentazione legato al Futurismo, collaborando con artisti e protagonisti delle avanguardie. Oggi, sotto la guida di Tullio Mazzotti, quarta generazione della famiglia, prosegue la produzione artigianale coniugando la tradizione albisolese con la ricerca artistica e progettuale contemporanea.
La pentola in terracotta appartiene alla tradizione ceramica albisolese, dove rappresenta una delle forme d’uso della produzione ottocentesca. Legata alla conservazione e alla cottura degli alimenti, questa forma popolare viene reinterpretata da Ceramiche Mazzotti 1903 attraverso rivestimenti in oro zecchino o a riflessi metallici che trasformano un recipiente d’uso quotidiano in un oggetto dal forte valore decorativo, senza rinunciare alla sua funzione. La forma archetipica della pentola si confronta così con la preziosità del rivestimento, in un dialogo tra cultura materiale e ricerca artistica contemporanea.
Contatti — Manifattura Giuseppe Mazzotti 1903
Sito web: https://www.gmazzotti1903.it/
Gabriele Resmini & Luca Pellegrino (mCLp Studio) (Albisola Superiore)
IDRIA MMXX, 2020
mCLp Studio è un duo artistico fondato da Gabriele Resmini e Luca Pellegrino, attivo ad Albisola Superiore nel campo dell’arte e del design ceramico. La ricerca integra le competenze progettuali e scultoree di Resmini con la conoscenza tecnica della ceramica di Pellegrino. Il lavoro si concentra sulla sintesi formale, sulla geometria dei volumi e sul rapporto tra materia, luce e ombra, superando la decorazione tradizionale.
L’opera rielabora la forma archetipica dell’idria, recipiente della tradizione antica destinato alla raccolta e al trasporto dell’acqua. Il progetto nasce dallo studio dei vasi della tradizione albisolese, dei quali mCLp Studio riprende la struttura formale eliminando completamente la decorazione. Attraverso l’impiego combinato del tornio e della lastra, la forma viene sottoposta a un processo di sintesi e scomposizione dei volumi, ridotti alle loro linee di forza. L’ingobbio grigio contribuisce alla definizione della superficie, mentre la chiusura di ogni apertura accentua la dimensione scultorea dell’opera, trasformando il recipiente tradizionale in una ricerca plastica contemporanea.
Ernesto Canepa (Studio Ernan Design) (Albisola Superiore)
Trittico di pentole, 2008
Ernesto Canepa opera nel settore della ceramica artistica dal 1968. Nel 1974 fonda ad Albisola Superiore, insieme ad Annamaria Pacetti, lo Studio Ernan Design, proseguendo una storica tradizione manifatturiera locale. La sua attività coniuga tecniche artigianali, ricerca progettuale e collaborazione con artisti, architetti e designer contemporanei, contribuendo alla valorizzazione della ceramica albisolese.
Nel Trittico di pentole, Ernesto Canepa rielabora la forma archetipica della pentola in terracotta, recipiente legato alla cultura domestica e gastronomica popolare e caratteristico della ceramica albisolese. La composizione in tre elementi rinnova la struttura essenziale di questa forma d’uso, trasformandola in un’indagine progettuale in cui la memoria della tradizione diventa occasione di sperimentazione formale.
Ceramiche Il Tondo (Celle Ligure)
Ceramiche Il Tondo è una manifattura fondata nel 1982 a Celle Ligure da Marcello Mannuzza, maestro ceramista riconosciuto per la sua eccezionale abilità al tornio, premiata anche a livello internazionale. Accanto alla sua ricerca, radicata nella padronanza tecnica della foggiatura e nella cultura ceramica ligure, si sviluppa quella del figlio Andrea, orientata alla reinterpretazione formale dell’oggetto. Le loro diverse sensibilità contribuiscono a una produzione che mette in dialogo sapere artigianale, cultura del progetto e sperimentazione contemporanea.
Manici improbabili, 2026
La forma archetipica del vaso e della brocca viene reinterpretata attraverso manici che trasformano l’ansa, elemento funzionale della tradizione popolare, in protagonista della composizione. Gli anelli circolari richiamano le anse ad anello dei recipienti tradizionali, mentre i profili sinuosi evocano quelli delle caraffe. Il blu, nelle sue tonalità vicine alla tradizione ceramica savonese, lega la ricerca contemporanea alla cultura del territorio. Il rapporto tra volume essenziale e manici inconsueti rinnova così forme d’uso familiari, giocando sulla loro riconoscibilità e sulla trasformazione della funzione.
Ceramica Franco Pozzi (Gallarate)
Versatoio verde, Serie Europozzi, anni ’70
Design Ambrogio Pozzi Fondata da Franco Pozzi nel 1942, la manifattura avvia la produzione a Bolladello di Tradate e si trasferisce nel 1953 a Gallarate. Specializzata nella produzione di ceramiche d’uso e d’arredo, si distingue per l’apertura al design industriale e per la collaborazione con progettisti e artisti. Sotto la guida progettuale di Ambrogio Pozzi, figlio del fondatore, sviluppa una produzione che coniuga funzionalità, ricerca formale e innovazione tecnologica, contribuendo al rinnovamento della ceramica italiana del secondo dopoguerra. La storia autonoma della manifattura si conclude con le trasformazioni societarie degli anni Settanta, quando confluisce nel gruppo Pozzi-Richard Ginori.
Il progetto in mostra di Ambrogio Pozzi rinnova una tipologia tradizionale attraverso il linguaggio del design industriale, in cui la semplificazione dei volumi e la caratterizzazione della superficie diventano elementi distintivi dell’oggetto.
Tonino Negri (Lodi)
Tonino Negri è ceramista e scultore. Attivo dagli anni Ottanta, conduce a Lodi il laboratorio-bottega Terra Crea, dove sviluppa una ricerca sul vaso come forma archetipica e contenitore simbolico degli elementi naturali.
Arca Itaca, 2026
L’arca è concepita come archetipo, contenitore di energia vitale, capace di custodirla e trasportarla, come un seme.
Sorgente, 2026
L’opera rende omaggio all’acqua, elemento fondamentale per la vita, evocandone il continuo fluire e rigenerarsi.
La forma archetipica del vaso, con il corpo allungato e la struttura cilindrica, si combina con elementi scultorei zoomorfi e aperture geometriche. Due uccelli affrontati si posano sul corpo del recipiente, attorno a una superficie smaltata blu e turchese che richiama l’acqua, mentre il beccuccio angolare ne suggerisce la funzione di versatoio. Il manufatto rielabora così la forma tradizionale del contenitore in una composizione plastica contemporanea.
Rosanna Bianchi Piccoli
Famiglia “Terre”, 1960
Serie limitata e marcata, ed. Galleria Il Sestante, Milano
Courtesy ISIA Faenza
Rosanna Bianchi Piccoli è stata una ceramista e designer italiana. Attraverso una ricerca sulle tradizioni ceramiche popolari, ha reinterpretato forme e tecniche artigianali in chiave contemporanea, contribuendo allo sviluppo del Design ceramico italiano.
Il manufatto è costituito da un vaso esterno troncoconico, con fitte scanalature orizzontali e smalto verde olivastro lucido, che accoglie al suo interno un recipiente più piccolo, cilindrico, in maiolica bianca. La corda richiama la funzione pratica dei contenitori d’uso tradizionali e contribuisce alla definizione estetica dell’oggetto, introducendo un contrasto materico con la superficie ceramica. Il rapporto tra i due volumi e la combinazione dei materiali definiscono una composizione essenziale, in equilibrio tra funzione e ricerca formale.
Luciano Bozzi (Ceramica Bozzi) (Appignano)
Grande brocca, 2003
Luciano Bozzi è stato uno dei maestri vasai di Appignano, centro marchigiano con una lunga tradizione nella lavorazione della terracotta. A partire dagli anni Cinquanta partecipò alla trasformazione della produzione locale, orientandola alle stoviglie tradizionali verso la realizzazione di oggetti d’arredamento.
La brocca riprende una forma archetipica del contenitore per liquidi, con corpo globulare, collo ristretto, versatoio pronunciato e ansa arcuata. È soprattutto la grande dimensione a conferire rilievo all’oggetto, amplificando la presenza plastica di una forma d’uso tradizionale. La terracotta, rivestita da cristallina trasparente, lascia emergere il colore caldo dell’impasto, mentre le pennellate scure verticali sottolineano il volume.
Casa Bucci Ceramiche (Pesaro)
Stufarola, 2026
Design Franco Bucci, 2000 Riedizione Casa Bucci Ceramiche Pesaro 2026
Franco Bucci (1933–2002) è stato un ceramista e designer marchigiano, protagonista del rinnovamento della ceramica italiana del secondo Novecento. La sua ricerca si distingue per l’innovazione tecnica, l’attenzione alla funzionalità dell’oggetto e lo sviluppo di nuovi impasti ceramici, tra cui l’Ipergres Monolite e lo Stonefire.
Casa Bucci nasce a Pesaro nel 2023 grazie all’iniziativa della famiglia Bucci, che ha restituito vita all’ex atelier di Franco Bucci. Lo spazio custodisce e valorizza l’archivio storico del ceramista, composto da oltre 5.000 oggetti in ceramica catalogati, e ospita una produzione di ceramiche in grès che prosegue la sua ricerca tra innovazione tecnica, funzionalità e cultura del progetto. È inoltre un centro culturale aperto alla città, dedicato a mostre, incontri e attività legate alle arti e alla cultura materiale.
Franco Bucci è stato un grande estimatore della ceramica popolare e degli oggetti d’uso quotidiano. In particolare, negli anni ’80, ha ricostruito la storia delle forme prodotte dalle fornaci di Fratte Rosa, comune della provincia di Pesaro e Urbino. Da questa conoscenza nasce Stufarola che trae ispirazione dalle pentole in terraglia usate per la cottura a fuoco lento (stufati) e dalla zuppiera chiamata “Asso di Coppe”.
Laboratorio Pesaro di Franco Bucci (Pesaro)
Brocca, servizio da bibita, Design Franco Bucci
Inizio produzione 1974
Fondato a Pesaro nel 1961 da Franco Bucci, Giovan Battista (Nanni) Valentini, Filippo Doppioni e Roberto Pieraccini, Laboratorio Pesaro nasce come centro di produzione artigianale di ceramica e rame smaltato. Dopo lo scioglimento del gruppo nel 1966, prosegue sotto la direzione artistica e tecnica di Bucci, sviluppando una produzione di oggetti d’uso, in cui artigianato e design si incontrano.
La brocca riprende una forma archetipica dell’oggetto domestico, reinterpretandola attraverso un disegno essenziale. Il corpo dalla geometria regolare, il beccuccio versatore e l’ampia ansa ne definiscono la funzione, mentre le scanalature orizzontali che percorrono la superficie introducono un ritmo decorativo.
Terrecotte Gaudenzi (Fratte Rosa)
La produzione ceramica di Fratte Rosa affonda le radici in una tradizione artigianale secolare, legata alla realizzazione di recipienti in terracotta per gli usi quotidiani. Tra i tratti distintivi della produzione locale spicca lo smalto nero dai riflessi color melanzana, ottenuto con l’impiego del manganese.
Bottiglia del marinaio, 1982–1984
La forma slanciata e rastremata è scandita da fitte scanalature orizzontali. Lo smalto contrasta con il colore rossastro della terracotta, evidenziando il profilo del recipiente.
Versatoio, 1982–1984
Il corpo arrotondato, il beccuccio e l’ansa allungata definiscono la struttura funzionale del versatoio. La superficie smaltata scura si accosta alla terracotta rossastra, valorizzando il contrasto cromatico tra le due superfici.
Vittorio Villani (Campobasso)
Ceramica matriarcale, 1980 ca.
Antonio Villani è legato alla tradizione ceramica di Campobasso, storicamente caratterizzata dalla produzione dei pignatari, artigiani specializzati nella realizzazione di recipienti in terracotta. La manifattura locale, attestata fin dal XV secolo, si distingue per forme d’uso quotidiano, decorazioni a rilievo con motivi animali e vegetali e invetriature nei toni del marrone, dell’ocra, del blu e del verde. Tra gli ultimi interpreti di questa tradizione figura Vittorio Villani, ricordato come ultimo artefice di una produzione ceramica storica del territorio.
Il vaso, realizzato in ceramica invetriata al manganese, presenta una forma antropomorfa femminile, con due figure infantili modellate a rilievo in corrispondenza del seno. Sul retro, grappoli d’uva a rilievo suggeriscono un possibile riferimento al vino, contenuto cui il recipiente potrebbe essere destinato. L’opera intreccia così la forma del contenitore con l’immagine della maternità e del nutrimento, in una sintesi tra funzione e rappresentazione simbolica.
Ceramica Solelò (Saluzzo)
Ceramica Solelò è il laboratorio artigianale di Lorenza Bessone, fondato nel 2015. La produzione si concentra su ceramiche in grès realizzate a mano, caratterizzate da forme essenziali e da una ricerca sul rapporto tra materia, funzione ed estetica.
Vaso Buiota, 2026
Buiota nasce dalla rilettura di un oggetto della cultura domestica piemontese. Prima che il riscaldamento raggiungesse stabilmente le camere da letto, il calore veniva affidato a strumenti semplici, sviluppati attraverso l’uso e la trasmissione di pratiche quotidiane. Tra questi il preive, utilizzato per diffondere sotto le coperte il calore di uno scaldino a brace, e la buiota, recipiente riempito d’acqua calda e collocato nel letto. Nella Canavese (zona Nord del Piemonte), la buiota era realizzata in terracotta, in una forma compatta e stabile, determinata dalla funzione e dall’adattamento allo spazio del letto.
La sua forma è un esempio di design anonimo e collettivo: non il progetto di un singolo autore, ma il risultato di un processo affinato nel tempo dall’esperienza, dalla materia e dalle necessità d’uso.
Nel lavoro contemporaneo l’archetipo rimane riconoscibile, ma viene sottratto alla funzione originaria e reinterpretato come vaso. La terracotta lascia il posto al grès, il profilo si alleggerisce e le proporzioni si fanno più essenziali. A rivestirlo è il Miage, uno smalto autoprodotto ispirato al lago glaciale del Miage, in alta Val Veny, in Valle d’Aosta. Le variazioni di verde, azzurro e ocra evocano il paesaggio alpino e introducono nell’oggetto una seconda memoria del territorio.
Il riferimento al Miage crea inoltre un legame con la funzione originaria della buiota: una forma nata per custodire acqua calda e trasmettere calore al corpo incontra, attraverso lo smalto, l’acqua nella sua dimensione glaciale. Calore e ghiaccio, corpo e paesaggio, uso e memoria convivono così nello stesso oggetto.
Rimane il gesto fondamentale del contenere. Buiota conserva il nome e la struttura di una forma nata dalla necessità quotidiana, traducendola in un linguaggio contemporaneo e mettendo in relazione materia, memoria, territorio e design.
Caraffa Ryman, 2026
Ryman nasce da uno degli archetipi più antichi della cultura materiale: la brocca, un recipiente la cui forma è determinata da gesti elementari — contenere, impugnare, versare. Nella tradizione ceramica piemontese, e in particolare in quella monregalese, la brocca appartiene al repertorio degli oggetti domestici in terraglia, nel quale volumi panciuti, anse evidenti e decorazioni di gusto popolare hanno dato forma a un linguaggio fortemente riconoscibile.
Ryman interviene su questo archetipo attraverso un processo di sottrazione. Il volume si restringe e si verticalizza, la decorazione scompare, l’ansa viene eliminata e la sua funzione assorbita direttamente nel corpo dell’oggetto attraverso due cavità per la presa. Rimane il piccolo versatoio, segno minimo ma sufficiente a dichiararne la funzione. La brocca viene così spogliata dei suoi elementi più consueti senza perdere la propria identità.
Il nome rende omaggio a Robert Ryman e alla sua ricerca sulla riduzione, sul bianco e sulla superficie: una pratica nella quale la sottrazione non impoverisce l’oggetto, ma rende più percepibili materia, struttura e processo.
La brocca è realizzata in grès e rivestita con il Nanga, smalto autoprodotto ispirato al Nanga Parbat. Nel suo bianco punteggiato dalle minute presenze minerali dell’impasto, lo smalto richiama il carattere essenziale e severo del massiccio himalayano, la “montagna nuda”: roccia, neve e materia esposte senza ornamento.
Ryman riconduce così una forma tradizionale ai gesti che ne costituiscono l’archetipo, trasformandola attraverso un linguaggio contemporaneo nel quale funzione, materia e sottrazione coincidono.
Ceramiche Artistiche Corrado Camerlo (Castellamonte)
Tofeja, 2026
Corrado Camerlo prosegue la tradizione ceramica di famiglia a Castellamonte, lavorando l’argilla rossa locale attraverso tecniche artigianali tramandate da generazioni. La sua produzione comprende stoviglie, recipienti tradizionali e oggetti d’arredo, coniugando la cultura materiale del territorio con nuove interpretazioni formali.
La tofeja è una forma popolare della pentola da cottura, tradizionalmente utilizzata a Castellamonte per preparare zuppe e pietanze a base di legumi. Il recipiente in terracotta, caratterizzato nella tipologia tradizionale da un corpo capiente e quattro manici, esprime una cultura domestica legata alla cucina e alla convivialità, mantenendo vivo il rapporto tra forma, funzione e memoria popolare.
Sandra Baruzzi (Castellamonte)
Piciöl, 2003
Artista e ceramista, Sandra Baruzzi si forma a Faenza, dove frequenta anche lo studio di Carlo Zauli, e si diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 1986 vive e lavora a Castellamonte, nel Canavese, dove ha insegnato Design e Arte della Ceramica al Liceo Artistico Felice Faccio. La sua ricerca si sviluppa tra scultura e ceramica, con una particolare attenzione alla sperimentazione tecnica e alla rielaborazione delle forme della tradizione artigianale.
L’opera prende le mosse dal piciöl, recipiente della tradizione recuperato nella sua forma e funzione originarie e rielaborato dall’artista attraverso il proprio immaginario. Il corpo ceramico, caratterizzato da un profilo panciuto, un’ansa arcuata e un beccuccio laterale, conserva i tratti riconoscibili del contenitore tradizionale. La punta del beccuccio, rivestita in oro zecchino e modellata in forma anatomica, introduce un’allusione ironica alla virilità maschile, che viene enfatizzata e impreziosita dal dettaglio dorato. La reinterpretazione mantiene così l’identità funzionale del recipiente, trasformandolo in un oggetto scultoreo giocoso e sensuale, nel quale la memoria della tradizione popolare si intreccia con la libertà espressiva dell’artista.
Fratelli Colì (Cutrofiano)
Pentola, 2026
Fratelli Colì è una delle realtà storiche della ceramica italiana, con una tradizione familiare documentata a Cutrofiano dal 1650. La manifattura si distingue per l’ampiezza e la diversificazione della produzione, che spazia dalle terrecotte d’uso e dai sistemi di cottura alle stoviglie in maiolica, dalle ceramiche artistiche ai complementi d’arredo per interni ed esterni. Nel corso dei secoli ha saputo ampliare il proprio repertorio mantenendo un legame con la cultura materiale salentina e affiancando alle tecniche tradizionali l’innovazione dei processi produttivi, lo sviluppo di nuovi materiali e la collaborazione con designer e realtà creative contemporanee.
La pentola presenta un corpo arrotondato, due anse laterali e un coperchio con pomolo centrale. La superficie opaca, in una delicata tonalità di azzurro polvere, conferisce alla forma tradizionale un aspetto sobrio e contemporaneo.
Contatti — Fratelli Colì
Sito web: https://www.coliweb.com/
Ceramiche Umberto Saldarelli (Terlizzi)
Attiva a Terlizzi dal 1817, Ceramiche Saldarelli è riconosciuta dalla Regione Puglia come bottega artigiana storica di tradizione. La manifattura rappresenta una realtà storica della ceramica pugliese, legata alla lavorazione dell’argilla e alla produzione di manufatti d’uso e decorativi. La sua attività si inserisce nella tradizione Figula di Terlizzi, caratterizzata da recipienti per la cucina e la conservazione, vasellame e oggetti per la vita domestica. Nel tempo, la bottega ha mantenuto vivo questo patrimonio artigianale attraverso la continuità delle tecniche e la produzione ceramica destinata all’uso quotidiano.
Pentola, 2023
La pentola riprende la forma archetipica del recipiente da cucina in terracotta, con corpo panciuto, profilo arrotondato, due anse laterali e coperchio con pomolo centrale. La superficie presenta una finitura parzialmente invetriata: il rivestimento bruno-rossastro lucido interessa la parte superiore e le anse, lasciando a vista la terracotta nella porzione inferiore. L’alternanza tra superficie invetriata e argilla naturale evidenzia la materialità dell’oggetto e ne conserva il carattere funzionale, espressione di una tradizione ceramica legata alla cultura materiale e ai gesti della vita quotidiana.
Brocca, 2023
La brocca riprende una tipologia tradizionale. La decorazione, realizzata con ingobbi color avorio applicati su terracotta – tipica di Terlizzi – disegna colature verticali. La vetrinatura con cristallina conferisce alla superficie una finitura lucida, valorizzando il contrasto cromatico e la semplicità della forma archetipica, espressione della tradizione ceramica pugliese.
Marco Rocco (Grottaglie)
V, 2026
Marco Rocco è un designer e ceramista originario di Grottaglie, cresciuto nella bottega ceramica di famiglia. Dopo gli studi in ceramica e design e alcune esperienze professionali internazionali, ha avviato nel 2011 il proprio studio, sviluppando una ricerca che unisce tradizione artigianale e progettazione contemporanea.
I vasi V e VV reinterpretano la forma archetipica del recipiente attraverso volumi geometrici sovrapposti e due anse circolari laterali. Il richiamo alle forme della ceramica antica si traduce in un linguaggio contemporaneo, in cui la semplificazione del profilo e la simmetria trasformano il vaso tradizionale in un oggetto scultoreo. Le diverse proporzioni e le cromie monocrome accentuano il carattere plastico dei due manufatti.
Bottega Vestita (Grottaglie)
Caraffa marmorizzata, seconda metà del XX sec.
La Bottega Vestita rappresenta un’eccellenza nel panorama della ceramica grottagliese e tramanda la tradizione artigianale locale attraverso il recupero di forme e tecniche decorative storiche.
La caraffa riprende una forma d’uso tradizionale, valorizzata dalla decorazione a ingobbi marmorizzati, che crea un effetto di venature e sfumature cromatiche sulla superficie. La lavorazione si inserisce nella tradizione dell’arte faenzara grottagliese, caratterizzata anche dalla produzione di ceramiche ingobbiate.
Elvio Usai (Assemini)
Brocca “Sa Mariga”, 2002
Elvio Usai, ceramista asseminese e padre di Walter Usai, appartiene a una famiglia di figuli legata da generazioni alla tradizione ceramica locale.
Brocca in terracotta parzialmente invetriata in verde oliva in prossimità del collo e nella parte superiore delle due anse laterali, impostate verticalmente. Tradizionalmente destinata al trasporto dell’acqua, questa forma conserva la memoria della funzione originaria, la disposizione delle anse e l’intervento selettivo del rivestimento ne definiscono il carattere.
Ceramiche Manis (Oristano)
Anfora anulare, 2002
Ceramiche Manis è una manifattura artigianale di Oristano fondata da Antonio Manis, maestro ceramista e torniante, insieme ai figli Arnaldo e Vitaliano. Attiva dagli anni Ottanta, prosegue la tradizione figulina oristanese attraverso la produzione di ceramiche artistiche e d’uso. La ricerca della manifattura si colloca nel dialogo tra memoria artigianale, identità territoriale e rielaborazione contemporanea.
L’anfora anulare, nota nella tradizione oristanese come su giranti, è una forma archetipica della ceramica popolare sarda, legata alla cultura materiale e ai rituali della comunità. Tradizionalmente utilizzata per offrire il vino durante i ricevimenti nuziali e donata agli sposi come simbolo di buon auspicio, questa tipologia costituisce una delle espressioni più riconoscibili della produzione dei figoli di Oristano. Realizzata in terracotta parzialmente smaltata in verde ramina. L’intervento mantiene riconoscibile l’identità della forma popolare, trasformandola in una presenza scultorea che mette in relazione la memoria della tradizione ceramica sarda con una sensibilità plastica contemporanea.
Ceramiche Walter Usai (Assemini)
Vaso Sardesco, 2024
Brocca Asseminese, 2026
Walter Usai appartiene a una famiglia di ceramisti asseminesi la cui tradizione risale al 1850. La sua ricerca si distingue per la capacità di innovare il repertorio della ceramica popolare sarda, rielaborandone le forme archetipiche e gli elementi decorativi attraverso un processo di sintesi formale. Tipologie tradizionali – come la ‘Brocca della Sposa’ – ed elementi decorativi – quali ad esempio le gallinelle – vengono semplificati trasformandosi in elementi plastici di forte efficacia visiva. Le smaltature monocrome, dai colori intensi e brillanti, accentuano la geometria dei volumi e la riconoscibilità delle forme, conferendo agli oggetti una presenza contemporanea. Sempre attuali, queste creazioni superano la dimensione del manufatto tradizionale per inserirsi con naturalezza nel design d’interni, come oggetti decorativi e scultorei capaci di dialogare con gli spazi contemporanei. Il lavoro di Usai si configura così come un rinnovamento della tradizione, in cui la memoria delle forme popolari si traduce in un linguaggio essenziale, riconoscibile e attuale.
Ignazio Casu (Siniscola)
Brocca sarda, anni ’80
Ignazio Casu appartiene alla storica famiglia di ceramisti Casu di Siniscola, la cui attività, dedicata alla lavorazione della terracotta, è documentata dal 1870. Maestro vasaio e figulo, prosegue la tradizione dei brocàrios, gli artigiani locali specializzati nella produzione di brocche e recipienti destinati alla vita quotidiana. La sua attività si inserisce in una cultura ceramica caratterizzata dalla lavorazione al tornio, dall’impiego dell’argilla del territorio e dalla trasmissione familiare di tecniche e conoscenze. Accanto alle forme d’uso tradizionali, la produzione Casu comprende manufatti decorativi che testimoniano la vitalità di un sapere artigianale profondamente radicato nella cultura materiale della Baronia.
L’opera reinterpreta la forma archetipica della brocca. Il beccuccio laterale, il coperchio sormontato da una gallinella e il manico stilizzato nelle sembianze di un pavone, integrano la struttura funzionale con elementi figurativi della tradizione popolare. Realizzata in terracotta parzialmente invetriata, si tratta di un oggetto in cui la cultura materiale sarda si esprime attraverso una sintesi di funzione, decorazione e immaginario figurativo.
Melkiorre Melis (Bosa)
Versatoio Fedexport Italia, 1955 ca.
Artista, pittore e ceramista, Melkiorre Melis ha contribuito al rinnovamento delle arti decorative sarde, reinterpretando forme e motivi della tradizione isolana attraverso un linguaggio moderno. Il versatoio riprende una tipologia tradizionale del vasellame d’uso, con un corpo globulare impostato su piede, un’ampia ansa arcuata e un beccuccio modellato in forma zoomorfa (cinghialesca), che richiama il profilo di un cinghiale. Lo smalto verde ramina riveste la superficie, valorizzando i volumi e la componente plastica del manufatto.
La dicitura Fedexport Italia riconduce l’opera a un contesto commerciale legato alla Federazione italiana dei Consorzi Agrari, attiva nella promozione e nella distribuzione dei prodotti italiani. Questo riferimento colloca il versatoio nel più ampio quadro della circolazione commerciale degli oggetti italiani nel secondo dopoguerra.
Duca di Camastra / Ceramiche La Spiga / Antonietta Mazzotti (Santo Stefano di Camastra; Faenza)
Opera collaborativa tra Sicilia (Santo Stefano di Camastra) ed Emilia Romagna (Faenza).
Duca di Camastra è una manifattura ceramica siciliana le cui origini risalgono al 1960, quando Salvatore Esposito avvia la propria attività artigianale, sviluppando una tradizione familiare legata alla ceramica già dagli anni Venti. Dalla fine degli anni Ottanta, con l’adozione del nome Duca di Camastra, la produzione si amplia includendo piastrelle, complementi d’arredo e manufatti in pietra lavica. La ricerca coniuga le tecniche tradizionali della maiolica siciliana con nuove applicazioni, mantenendo un rapporto diretto con il repertorio decorativo e l’identità culturale del territorio.
La Spiga è una manifattura di Santo Stefano di Camastra, in Sicilia, specializzata nella lavorazione della terracotta e nella produzione di ceramiche artistiche e d’uso. La tradizione familiare, sviluppata attraverso più generazioni, si fonda sulla conoscenza delle materie prime, sulla lavorazione artigianale e sulla competenza dei decoratori. Il repertorio produttivo combina forme e motivi della tradizione ceramica locale con l’introduzione di nuovi modelli, in un dialogo tra continuità artigianale e aggiornamento del linguaggio formale.
Antonietta Mazzotti è un esempio di artigiana-artista, capace di coniugare la conoscenza della tradizione ceramica con una ricerca espressiva autonoma. Si forma a Faenza e nel 1972 fonda la sua manifattura, dedicandosi alla ricerca su forme e smalti della tradizione locale, per poi sviluppare una ricerca contemporanea orientata alla creazione di pezzi unici, in cui la ceramica diventa materia di sperimentazione plastica e formale. Il suo percorso è stato riconosciuto con il titolo di Maestro d’Arte e Mestiere da Fondazione Cologni (MAM).
Burnia, 2015 – 2026
Frutto dell’incontro tra le manifatture Duca di Camastra e Ceramiche La Spiga, entrambe di Santo Stefano di Camastra, e la ricerca di Antonietta Mazzotti di Faenza, l’opera reinterpreta una tipologia archetipica della tradizione ceramica siciliana, la burnia, recipiente popolare destinato alla conservazione degli alimenti. La forma viene attualizzata attraverso uno smalto monocromo rosso brillante, che uniforma la superficie e ne accentua la presenza plastica. Il coperchio, sormontato da una sardina modellata nell’atto di guizzare, introduce un elemento figurativo ironico e dinamico, trasformando il contenitore tradizionale in un oggetto contemporaneo. La collaborazione tra le manifatture siciliane e l’artista dà vita a una sintesi tra memoria artigianale, ricerca formale e design, in cui una forma della cultura materiale locale acquista una nuova identità espressiva.
Cantaro, 2015 – 2026
Frutto della collaborazione tra le manifatture Duca di Camastra e Ceramiche La Spiga, entrambe di Santo Stefano di Camastra, e la ricerca di Antonietta Mazzotti, l’opera recupera la forma tradizionale del cantaro, vaso da notte della cultura materiale siciliana, trasformandone la funzione e il linguaggio. L’innovazione interviene sulla tipologia originaria attraverso l’introduzione di un coperchio, sormontato da un gruppo di sardine modellate nell’atto di guizzare verso l’alto, e l’impiego di uno smalto monocromo rosso brillante. Questi elementi modificano la percezione dell’oggetto, sottraendolo alla sua funzione d’uso originaria e riconfigurandolo come manufatto contemporaneo, in cui la memoria della tradizione si combina con la ricerca plastica e una componente figurativa ironica.
Antonietta Mazzotti– Contatti
Instagram: @antoniettamazzotticeramica
Sito web: www.ceramichemazzottiemaldi.com
Ninefifty (Caltagirone)
Il marchio nasce a Caltagirone, dall’iniziativa dei fratelli Nicolò e Fausto Parrinello, cresciuti nei laboratori ceramici del padre Rosario, fondatore di Made a Mano. Il brand sviluppa una ricerca sulle superfici e sui rivestimenti in pietra lavica dell’Etna e cotto artigianale, reinterpretando la tradizione ceramica calatina attraverso la sperimentazione materica, la decorazione manuale e processi produttivi contemporanei. Il dialogo tra saperi artigianali e progettazione dà vita a un linguaggio decorativo innovativo, in cui le qualità e le imperfezioni della materia diventano elementi distintivi del prodotto.
Fiasca, 1993
Un oggetto siciliano sospeso tra memoria e contemporaneità. La forma, essenziale e scultorea, richiama l’antica tradizione, reinterpretandola attraverso un linguaggio più puro e attuale. Due colori si incontrano sulla superficie ceramica: il bordeaux intenso, profondo e materico, e il tono burro, caldo e naturale. Un contrasto deciso che racconta la Sicilia attraverso la sua doppia anima: quella vulcanica, passionale e mediterranea, e quella più intima, legata alla terra e alla manualità. La semplicità della forma lascia parlare la materia, mentre il colore diventa elemento architettonico e decorativo. Le proporzioni generose e i due manici accentuano il carattere quasi scultoreo dell’oggetto, trasformando una fiasca d’uso quotidiano in una presenza capace di abitare gli spazi contemporanei.
Pluviale, 2021
Nato come elemento architettonico della tradizione costruttiva, il pluviale in terracotta viene sottratto alla sua funzione originaria e trasformato in vaso. La forma alta, cilindrica e leggermente rastremata conserva la semplicità della matrice popolare, mentre la superficie smaltata (maiolica), nel rosa cipria dalle tonalità calde e polverose, ne ridefinisce la presenza. Le irregolarità della maiolica e i riflessi dello smalto valorizzano la verticalità dell’oggetto, in una rilettura contemporanea che rinnova una forma d’uso tradizionale, mantenendone riconoscibile l’archetipo.
Lemmo, 2025
Il lemmo è un recipiente tradizionale dell’Italia meridionale, in terracotta invetriata/ maiolicata, caratterizzato da una forma ampia, bassa e aperta, riconducibile all’archetipo della conca, legato alla cultura domestica e alle pratiche quotidiane.
In questa versione in maiolica, la forma popolare diventa il supporto per una ricerca espressiva che evoca la forza primordiale dell’Etna. La superficie, attraversata da colate di rosso incandescente e nero vulcanico, presenta pennellate verticali, irregolari e materiche che scendono dal bordo verso il ventre del recipiente. Il contrasto cromatico valorizza la volumetria dell’oggetto, mentre il bordo richiama il profilo di un cratere. La tradizione ceramica siciliana si rinnova così attraverso una rilettura contemporanea della forma archetipica
Le Malagioie (Santo Stefano di Camastra)
Fiasco scolato, 2026
Le Malagioie è un progetto creativo siciliano nato dall’incontro tra Sara Todaro e Anton Fëdor Fratantoni, uniti dalla ricerca sui materiali e dalla valorizzazione della tradizione artigianale dell’isola. Il brand coniuga la cultura ceramica di Santo Stefano di Camastra, legata alla famiglia di Sara, con l’esperienza di Anton, erede di una tradizione familiare avviata nel 1935 nella lavorazione della ceramica e della pietra lavica dell’Etna. Attraverso forme, decori e materiali della cultura siciliana, Le Malagioie sviluppa una produzione che rilegge il patrimonio locale in chiave contemporanea.
L’opera in mostra si presenta come una rivisitazione contemporanea del Fiasco Sicano.
L’opera nasce da un profondo legame con la memoria del territorio, prendendo forma a partire da un oggetto simbolo della tradizione popolare e contadina: il fiasco.
In origine, il fiasco in terracotta era un manufatto prettamente funzionale, concepito per contenere, conservare e trasportare acqua o vino nei campi durante i faticosi lavori della terra. Con i suoi iconici manici ricurvi e la struttura circolare e schiacciata, rappresentava un punto di riferimento fondamentale per il ristoro e la vita quotidiana delle comunità rurali.
L’alternanza tra smalti lucidi e cavillature (craquelé) crea una tessitura visiva vibrante. Le colate dense sembrano scivolare sulla superficie bianca di fondo come gocce o rivoli d’acqua, richiamando visivamente la funzione primordiale del recipiente.
La fusione controllata dei pigmenti in cottura trasforma l’oggetto d’uso in un’opera d’arte contemporanea, capace di coniugare il rigore formale dell’antico vaso con la libertà espressiva del design artigianale.
(dS) Delfino Ceramiche Caltagirone (Palermo-Caltagirone)
Vaso Eolie, Collezione Trasformazioni, 2020
L’azienda nasce nel 1984 a Caltagirone per iniziativa di Mila e Antonio Delfino, con l’obiettivo di proseguire la tradizione ceramica locale. L’ingresso della figlia Desirée, formatasi all’Istituto d’Arte per la Ceramica locale, introduce una nuova fase di ricerca, fondata sulla sperimentazione delle forme e del colore. Nel 2022 Desirée inaugura un proprio laboratorio, consolidando il dialogo tra continuità familiare e innovazione.La produzione coniuga il patrimonio artigianale calatino con un linguaggio contemporaneo.
Eolie rielabora la forma archetipica del vaso ad anfora con corpo ovoidale, base rastremata.
La superficie, rivestita da uno smalto turchese brillante, contrasta con il decoro policromo di ispirazione barocca concentrato sul collo, mentre le anse a voluta, dalla finitura metallica, accentuano il carattere plastico della composizione. La struttura essenziale del corpo si combina così con la ricchezza ornamentale della tradizione ceramica siciliana.
Ceramiche Branciforti (Caltagirone)
Link, 2025
Design Andrea Branciforti
Ceramiche Branciforti nasce a Caltagirone nel 1969 con Giuseppe Branciforti, con una produzione inizialmente dedicata alle figurine ispirate alla tradizione plastica locale. Dalla metà degli anni Settanta, l’azienda amplia la propria attività alla ripresa dei decori storici della ceramica siciliana e alla realizzazione di oggetti d’arredo e complementi per la tavola. Nel 2002 entrano in azienda i figli Andrea e Simona, che affiancano alla produzione tradizionale una ricerca contemporanea, sviluppata anche attraverso il progetto
Improntabarre. La manifattura si distingue per il dialogo tra cultura artigianale calatina,
sperimentazione progettuale e design.
L’oliera Link, disegnata da Andrea Branciforti nel 2005 per Ceramiche Branciforti, rielabora la forma tradizionale del contenitore per olio attraverso un profilo slanciato e una struttura fortemente geometrica. Il corpo, articolato da fitte nervature orizzontali, si espande nella parte superiore, si restringe al centro e si allarga nuovamente verso la base, creando un andamento ritmico. Lo smalto valorizza il rilievo della superficie, mentre il tappo introduce un contrasto materico. L’oggetto coniuga così funzione d’uso, ricerca formale e riferimenti al territorio siciliano.
Karin Putsch-Grassi (Figline Val D’Arno)
Vasi Bambù, 2025
Karin Putsch-Grassi nasce in Germania e si trasferisce in Italia nel 1982. Dopo la formazione ceramica a Firenze, perfeziona gli studi al Goldsmiths College di Londra, sviluppando una ricerca personale sulle potenzialità plastiche dell’argilla e sulla relazione tra forma e superficie. Attiva in Toscana dagli anni Ottanta, lavora prevalentemente al tornio, sperimentando gres e porcellana. Dal 2019 è membro dell’Accademia Internazionale della Ceramica.
Bitossi Ceramiche (Montelupo Fiorentino)
Bitossi Ceramiche nasce nel 1921 a Montelupo Fiorentino, in Toscana, quando Guido Bitossi fonda la Manifattura Maioliche Artistiche Guido Bitossi. La svolta moderna arriva negli anni Cinquanta con la direzione artistica di Aldo Londi e, dal 1955, con la collaborazione di Ettore Sottsass, che apre la strada a un dialogo tra artigianato ceramico e design. La manifattura continua a realizzare le proprie creazioni a mano, coniugando tradizione, sperimentazione materica e collaborazione con designer italiani e internazionali.
Vaso a forma di versatoio
Edizione ‘Riedizioni Archivio storico’ N 2298
Bitossi Ceramiche 1957, Designer Aldo Londi
Il versatoio di Aldo Londi, realizzato per Bitossi Ceramiche nel 1957 e riproposto nella serie Riedizioni Archivio storico, rielabora la forma del recipiente da versamento attraverso un corpo cilindrico allungato, sormontato da un’ansa anulare e da un beccuccio laterale. La superficie alterna fasce di terracotta incisa a quadretti regolari a bande rivestite di smalto blu intenso. Il contrasto tra la trama geometrica della materia a vista e le superfici cromatiche uniformi scandisce il volume e conferisce all’oggetto una marcata articolazione plastica.
Vaso, Edizione ‘The Shapes of Resistance’
Bitossi Ceramiche 2025, Designer Rooms Studio
Il vaso riprende la forma archetipica della brocca, con corpo globulare, spalla arrotondata, collo corto e imboccatura svasata, caratterizzata da un versatoio pronunciato. L’ansa arcuata, applicata lateralmente, completa la struttura funzionale del recipiente. La superficie nera, ruvida e materica, contrasta con il profilo essenziale della forma, mentre il dettaglio blu scuro che sottolinea il collo introduce una variazione cromatica discreta. Nell’edizione The Shapes of Resistance, Rooms Studio rilegge una tipologia tradizionale attraverso una sintesi formale che valorizza la materia e la presenza scultorea dell’oggetto.
Contatti — Bitossi Ceramiche
Sito web: https://www.bitossiceramiche.it/
Lucia Volentieri (Castellina in Chianti)
Fiasca globulare con smalto muschiato, 2026
Lucia Volentieri nasce a Poggibonsi, si forma a Siena e avvia la propria attività ceramica nel 1987, aprendo il suo laboratorio a Castellina in Chianti nel 1992. La sua ricerca si concentra sulla sperimentazione di forme, impasti, smalti e cotture, estendendosi alla porcellana e al dialogo tra ceramica e metalli. La natura e il paesaggio toscano costituiscono riferimenti costanti del suo lavoro, in particolare nel Paesaggio Modulare, progetto sviluppato nel tempo e tra le espressioni più riconoscibili della sua produzione. Nel 2021 riceve il riconoscimento OMA – Osservatorio Mestieri d’Arte per il valore del suo artigianato artistico.
La Fiasca globulare nasce dallo studio di due forme archetipiche etrusche, la fiasca e l’olla, espressione di una civiltà profondamente radicata in Toscana. Il corpo lenticolare della fiasca si espande fino ad assumere il volume globulare dell’olla, mantenendo il collo stretto e allungato. L’apparato decorativo scompare, lasciando spazio allo smalto muschiato, frutto di una ricerca sulle superfici, le cui tonalità evocano e raccontano il passato attraverso un linguaggio contemporaneo.
Pietro Weber
Pitar, 2004
Pietro Weber (Cles, 1959) è un artista trentino che vive e lavora a Denno, in Val di Non. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico a Torino, si avvicina alla scultura nello studio di Bruno Martinazzi. Negli anni Ottanta lavora come scenografo e costumista teatrale. La sua ricerca artistica si sviluppa attraverso l’impiego di materiali diversi, fino a individuare nell’argilla uno dei principali mezzi espressivi. Nel 2007 riceve il premio nazionale Viaggio attraverso la ceramica a Vietri sul Mare.
L’opera si ispira al tradizionale contenitore trentino utilizzato dai contadini per conservare il lardo durante l’inverno. La forma, originariamente ovale o rotonda e caratterizzata da decorazioni in rilievo di matrice arcaica, viene reinterpretata attraverso terracotta e smalti. Il titolo Pitar potrebbe derivare dal termine pinta, riferito a un recipiente.
Umberto Tiberi (Orvieto)
Vaso Bucchero, 2002
Umberto Tiberi (1908–1991) è stato un ceramista e tornitore attivo a Orvieto, dove contribuì alla continuità della tradizione figulina locale nel Novecento. Dopo aver lavorato presso la manifattura Arte dei Vascellari, fondata da Pericle Perali con il contributo tecnico di Ilario Ciaurro, avviò una propria produzione, contraddistinta dalla lavorazione del bucchero. La sua eredità è stata raccolta dai nipoti Paolo e Michele Golia.
Il Vaso Bucchero rielabora una forma vascolare di ascendenza etrusca attraverso una sintesi plastica essenziale. Il corpo ovoidale, ampio e compatto, si raccorda a un collo fortemente rastremato, che si apre in una imboccatura svasata. La modellazione del collo e il foro passante laterale evocano una configurazione antropomorfa, suggerendo una stilizzata presenza umana. La superficie nera, uniforme e satinata, richiama il repertorio del bucchero etrusco, mentre la semplificazione dei volumi e l’integrazione di elementi figurativi nella struttura del vaso ne accentuano il carattere scultoreo contemporaneo.
Paolo Golia (Orvieto)
Vaso Oinochoe, 2002
Paolo Golia è un ceramista orvietano, nipote del maestro ceramista Umberto Tiberi, dal quale eredita la conoscenza delle tecniche ceramiche tradizionali. Insieme al fratello Michele prosegue l’attività della bottega familiare, specializzandosi nella lavorazione del bucchero. La sua produzione si distingue per il recupero delle forme archetipiche della ceramica etrusca, reinterpretate attraverso una rigorosa attenzione alle proporzioni e alla purezza dei volumi.
L’Oinochoe di Paolo Golia riprende la forma archetipica della brocca da versamento di origine greca ed etrusca, caratterizzata dal corpo globulare, dal piede circolare e dal collo distinto, che si apre in una imboccatura trilobata. L’ansa verticale, sviluppata in un profilo arcuato e arricchita da elementi plastici, accentua la complessità della composizione. La superficie nera e lucida richiama la tradizione del bucchero etrusco, reinterpretata attraverso una lavorazione che valorizza la precisione dei dettagli. L’opera coniuga così memoria archeologica e sensibilità formale contemporanea.
Nedda Guidi (Torgiano)
Vasella, anni ’90
Nedda Guidi (Gubbio, 1927 – Roma, 2015) è stata una ceramista, scultrice e pittrice tra le figure più innovative della ceramica artistica italiana del secondo Novecento. Laureata in Filosofia all’Università di Urbino, si avvicina alla ceramica attraverso le manifatture di Gualdo Tadino, sviluppando poi una ricerca autonoma, fondata sulla sperimentazione degli impasti, degli ossidi e dei processi di cottura. Il suo lavoro supera la tradizionale dimensione decorativa della ceramica per esplorarne le possibilità plastiche e concettuali, attraverso forme geometriche, strutture modulari e un rigoroso studio della materia.
La Vasella è un versatoio in ceramica caratterizzato da un corpo a sviluppo trapezoidale e piede circolare. L’imboccatura ampia e irregolare è affiancata da un beccuccio cilindrico applicato nella parte superiore. La superficie grigio chiaro, opaca e priva di decorazioni, valorizza la geometria essenziale e le lievi irregolarità della modellazione. Pur conservando gli elementi funzionali del recipiente tradizionale, l’opera ne rielabora la struttura attraverso una sintesi formale che ne accentua il carattere plastico, in linea con la ricerca di Nedda Guidi sulle potenzialità espressive della ceramica.
Nicola Renzi (Perugia)
Ramina&Rosa, 2017-2026 o 2011??
Nicola Renzi è un artista visivo la cui ricerca attraversa scultura, pittura e installazione, con particolare attenzione alla sperimentazione dei materiali. Docente all’Accademia di Belle Arti di Ravenna e Perugia, sviluppa un linguaggio contemporaneo che indaga anche le possibilità espressive della ceramica.
La fiasca, tipologia di recipiente diffusa nel Mediterraneo orientale, assume in Umbria una particolare rilevanza culturale, legata anche alla tradizione dei pellegrinaggi e dei cammini francescani. Centri di eccellenza artigianale come Deruta e Gubbio hanno rielaborato questa forma d’uso, trasformandola in manufatti in maiolica decorata, spesso arricchiti da motivi geometrici, floreali e religiosi. In Ramina&Rosa, Renzi riprende questa forma archetipica, reinterpretandola attraverso una struttura modellata da volumi contrapposti, cinghie tessili e una cromia verde e scura, in dialogo con la rosa che attraversa il recipiente.
Tommaso Pardini / Nicola Boccini (Sviluppo tecnico) / Omar Bettini (collaborazione tecnologica) (Lucca; Deruta)
Mare Crisium, 2026
Tommaso Pardini è un artista interdisciplinare e designer la cui ricerca mette in relazione sperimentazione tecnica, indagine sui materiali e tradizione artigianale. Attraverso la ceramica, rielabora il patrimonio storico italiano confrontandolo con le trasformazioni tecnologiche e le questioni culturali contemporanee. Il suo lavoro si sviluppa tra ricerca concettuale e processi produttivi innovativi, in un dialogo tra sapere artigianale e intervento tecnologico.
Nicola Boccini è un artista e ricercatore nel campo della ceramica, specializzato nella sperimentazione tecnologica e nello sviluppo di nuovi processi e materiali. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia e di L’Aia. La sua attività attraversa ceramica, design, video e installazioni, con una ricerca orientata all’innovazione tecnica e alla ridefinizione delle possibilità espressive della materia. Nel 2001 contribuisce alla fondazione della Scuola d’Arte Ceramica Romano Ranieri di Deruta.
Mare Crisium è un vaso che trae ispirazione dal concetto di simulacro di Baudrillard: una rappresentazione svincolata da qualsiasi originale stabile, che opera come realtà a sé stante. Le opere coniugano riferimenti ai vasi dell’antico Egitto, agli schermi monocromatici al fosforo e all’estetica dei materiali radioattivi per costruire un’immagine di decadimento sospesa tra il digitale e il fisico, il sintetico e l’organico, l’archeologico e il futuristico. I vasi sfuggono a una collocazione temporale o a un’origine definite, occupando uno spazio in cui la distinzione tra realtà e finzione inizia a dissolversi.
Il vaso in grès stato realizzato al tornio e inciso mediante laser robotizzati a cinque assi al fine di creare una griglia ortogonale di incavi quadrati millimetrici. Tali incavi vengono successivamente riempiti con uno smalto drogato con terre rare e sottoposti a cottura, formando una matrice fotoluminescente di pixel verdi sulla superficie ceramica. La fotoluminescenza si innesca in seguito all’assorbimento di luce: i fotoni incidenti eccitano gli elettroni all’interno del reticolo cristallino del materiale, i quali successivamente ritornano a livelli di energia inferiore.
Ceramiche Rometti (Umbertide)
Alma, 2026
Design Andrea Di Pietro
Fondata nel 1927 a Umbertide da Settimio Rometti, la manifattura è una delle realtà storiche della ceramica artistica umbra. Nel 2012 viene acquisita da Massimo Monini, imprenditore e collezionista, che ne avvia il rilancio investendo nella ricerca e nel design. Ceramiche Rometti rappresenta una delle manifatture storiche capace di attraversare quasi un secolo di storia rinnovando costantemente il proprio linguaggio. La sua ricerca coniuga la valorizzazione del patrimonio storico, del repertorio formale e decorativo di casa con nuove collaborazioni con artisti e designer, dando vita a una produzione in cui tradizione artigianale, sperimentazione tecnica e progettualità contemporanea si intrecciano.
L’opera reinterpreta la forma archetipica dell’orciolo, caratterizzato da un corpo globulare, un’apertura superiore contenuta e un’ansa ad anello di dimensioni accentuate. Il manico, sviluppandosi al di sopra del corpo fino a definirne il profilo complessivo, assume un ruolo centrale nella composizione, trasformando un elemento funzionale in un segno plastico autonomo. La superficie opaca e la sintesi dei volumi conferiscono alla tipologia tradizionale un linguaggio essenziale e contemporaneo.
Il progetto è firmato da Andrea Di Pietro, giovane designer e finalista al Premio Rometti 2025, dove Alma si è classificata al terzo posto. La collezione è stata successivamente presentata tra le novità 2026 della manifattura umbra.
Contatti — Ceramiche Rometti
Instagram: https://www.instagram.com/ceramicherometti/
Sito web: https://www.rometti.it/
Alfredo Billetto
Grolla valdostana, ca. 1958–1962
Alfredo Billetto (Torino, 1932–2022) si avvicina alla ceramica nel secondo dopoguerra, frequentando la bottega del ceramista Alberto Nobili. In seguito soggiorna in Spagna e nei Paesi Bassi, dove frequenta l’artista Fred Carasso, e successivamente in Africa e in Francia. Nel corso di una lunga attività artistica si dedica alla pittura e alla sperimentazione di diversi linguaggi espressivi.
La Grolla valdostana di Alfredo Billetto, databile al 1958–1962 circa, reinterpreta in ceramica l’archetipo della grolla, tradizionale recipiente conviviale della Valle d’Aosta, generalmente realizzato in legno e destinato alla condivisione del vino. La forma circolare e ribassata, con un coperchio centrale, è caratterizzata da manici e beccucci disposti radialmente, che ne articolano il profilo. Lo smalto rosso al selenio e la decorazione con motivi curvilinei scuri conferiscono all’oggetto un linguaggio moderno, trasformando una forma legata alla cultura materiale alpina in una composizione ceramica dal forte impatto visivo.
Francesco Ardini (Nove)
Archetipo, 2023
Archetipo – Ansia, 2020
Francesco Ardini è un artista e ceramista che vive e lavora tra Padova e Nove, sviluppa una ricerca incentrata sulle potenzialità espressive dell’argilla e sul rapporto tra forma, materia e gesto, indagando il rapporto tra trasformazione, precarietà e definizione del volume. Il suo lavoro si colloca nel contesto della tradizione ceramica di Nove, reinterpretata attraverso una pratica scultorea personale. La sua pratica si è progressivamente estesa anche a materiali di scarto industriale, in una riflessione sulla sostenibilità.
La serie Archetipo, avviata nel 2020 durante il periodo delle restrizioni pandemiche, nasce da un processo di lavoro concepito come esercizio meditativo. Attraverso la tecnica del colombino, Ardini richiama la forma primordiale del vaso, realizzando ogni opera in un’unica sessione, senza interruzioni. La superficie dell’argilla conserva così la traccia dei gesti e del tempo impiegato, trasformando un contenitore archetipico in una registrazione materiale dell’esperienza individuale.
Alessio Tasca (Nove)
Brocca, anni ’70
POL Polloniato (Nove)
Pienoarendere, 2019
POL Polloniato è un artista ceramista originario di Nove e appartenente a una famiglia legata da generazioni alla tradizione ceramica locale. Dopo gli studi, dal 2008 sviluppa una ricerca che rielabora forme, stampi e materiali provenienti dalla storia manifatturiera novese. Attraverso il recupero e la trasformazione di questo patrimonio, realizza sculture e installazioni che mettono in relazione la memoria produttiva del territorio con il linguaggio artistico contemporaneo.
L’opera rielabora la forma archetipica della brocca, riconoscibile nel corpo contenitore, nell’ampia apertura superiore e nel manico laterale, trasformandola in una scultura articolata e matericamente complessa. La struttura originaria è quasi interamente ricoperta da frammenti, rilievi e impronte decorative che evocano il repertorio ornamentale della tradizione ceramica di Nove. Il bianco della terra mette in evidenza la varietà delle texture e la complessità dell’assemblaggio, mentre la stratificazione degli elementi altera la funzione del recipiente, convertendolo in una forma scultorea. L’opera appartiene alla ricerca di Polloniato sul recupero e sulla metamorfosi delle forme e dei materiali della produzione ceramica, intesi come tracce della memoria manifatturiera.
Giancarlo Scapin (Schio, Vicenza)
Vaso globulare dal collo sezionato, 1970
Giancarlo Scapin (Schio, 1943–2013) è stato un ceramista e scultore vicentino. Nel 1977 apre a Schio il laboratorio Laboratornio, con annessa scuola professionale, dedicandosi alla produzione di ceramiche d’uso e d’arredamento e alla ricerca sulla forma, sugli impasti argillosi e sui rivestimenti vetrosi per alte temperature. Nel 1999 entra a far parte dell’Accademia Internazionale della Ceramica di Ginevra.
Il vaso riprende la forma archetipica della fiaschetta globulare, caratterizzata da un corpo panciuto e da un collo allungato. Quest’ultimo è sezionato longitudinalmente a metà: una delle due porzioni viene ripiegata su sé stessa, formando una piccola ansa circolare, mentre l’altra mantiene la funzione di apertura del recipiente. La superficie, rivestita da uno smalto chiaro punteggiato da inclusioni brune. La sezione sul collo trasforma un elemento funzionale in un dettaglio plastico, modificando la tipologia tradizionale del recipiente.






















































































