Buongiorno Ceramica! Buongiorno Ceramica!

Un gran fuoco da collezionisti.

lodi

Una tradizione artigianale ceramica esisteva già in età romana a Laus Pompeia.


Dagli scavi archeologici di Laus Pompeia (l’attuale Lodivecchio) è emerso un artigianato fittile proveniente dall’Etruria e dalla Magna Grecia, ma c’è anche una produzione locale, soprattutto di statuette votive e lucerne. I reperti sono esposti nella sezione archeologica del Museo civico. Il tardo medioevo a Lodi vede l’affermarsi dell’ornato in terracotta applicato all’architettura. Tra i decori più interessanti quelli rinascimentali dell’ospedale di Santo Spirito (oggi Ospedale vecchio) con le fasce in cotto del chiostro piccolo, della chiesa dell’Incoronata, e di palazzo Mozzanica il cui portale monumentale dalla struttura bramantesca con i busti clipeati di Francesco I e Bianca Maria Sforza, Gian Galeazzo e Isabella d’Aragona, si raccorda con la fascia a putti e girali che sottolinea lo stacco dei piani.


Nel XV secolo a Lodi la produzione ceramica d’uso quotidiano è ancora composta da terrecotte ingobbiate e sgraffite, decorate con la semplice gamma dei colori metallici in verde ramina, bruno di manganese, blu zaffera dalle varie gradazioni, giallo antimonio e ferraccia. I soggetti, in genere popolareschi, sono delineati rapidamente con freschezza e originalità.


I documenti d’archivio raccontano la fama delle ceramiche lodigiane per i secoli XVI e XVII. Doveva esistere una produzione di buon livello qualitativo, destinata principalmente all’esportazione come si può dedurre dal rinvenimento di numerose lamentazioni circa gli alti dazi sulle maioliche “estratte” (secondo il linguaggio del tempo) dalla città. Documenti del 1525 attestano di un certo Alberto Catani che dopo essersi qualificato come “bochalaro” offre la sua mercanzia al marchese Gonzaga di Mantova per la residenza di Marmirolo definendola “porcelana”, il termine, benchè improprio, indica una produzione di alta qualità. Anche per il XVII secolo le fonti, esclusivamente documentarie, riportano la fama e l’apprezzamento delle maioliche di Lodi nel Nord Italia. Nella seconda metà del Seicento inoltre fiorisce l’attività della fabbrica Coppellotti una delle fornaci lodigiane di cui conosciamo soltanto la pregiata produzione settecentesca. Il secolo aureo delle maioliche lodigiane è proprio il XVIII. In controtendenza rispetto alle altre attività artigianali della città il numero delle fornaci aumenta da 4 a 5, vengono introdotte nuove tecniche di decoro (il piccolo fuoco) con le raffinatezze barocchette molto diffuse oltralpe e il commercio è in espansione.


La fabbrica che Giovanni Coppellotti fonda nel 1641 e che durerà, condotta da figli e nipoti fino al 1787, è nota per la leggerezza e il delicato equilibrio delle forme oltre che per l’originalità dei decori. Altrettanta accuratezza è nella produzione della fabbrica Ferretti, fondata da Simpliciano nel 1725 e condotta dalla metà del secolo dal figlio Antonio che porterà alle stelle la fama della ceramica lodigiana grazie al nuovo sistema di cottura a piccolo fuoco. Tra le più raffinate, per forme e decori, si segnalano le maioliche di Giorgio Giacinto Rossetti, ceramista piemontese che lavorò a Lodi per alcuni anni (1729-1736), collaborando con le maggiori fabbriche della città e successivamente aprendo per breve tempo con il fratello Giovanni Battista una fabbrica in società con un certo Tavazzi.


L’ornato blu di Delft, ampiamente diffuso in Francia dalla copiosa produzione di Rouen, è uno dei decori caratteristici della produzione lodigiana a gran fuoco. Con i Coppellotti giunge a grande finezza, superata soltanto dalla mano abilissima di G. G. Rossetti, che spesso utilizza questo ornato per incorniciare i suoi famosi paesaggi miniaturistici.


La tecnica di cottura a piccolo fuoco giunta a Lodi nella fabbrica di Antonio Ferretti dopo la metà dei Settecento, permette di introdurre il decoro floreale che ancora oggi identifica l’antica ceramica lodigiana.

Musei

Museo Civico di Lodi

Il Museo Civico è momentaneamente chiuso in attesa della sua collocazione presso gli ambienti dell'ex Cavallerizza in via Fanfulla.

Le informazioni riguardanti le visite guidate, le esposizioni e le pubblicazioni di cataloghi tematici del Museo sono strettamente legate alle scelte espositive del nuovo Museo, e saranno disponibili non appena terminati i lavori di ricollocazione.

 

Il Museo nacque nel 1868, su indicazione della Deputazione storico artistica e aveva l'obiettivo di conservare i reperti archeologici di Lodi Vecchio e parte del patrimonio pittorico cittadino. Fu inaugurato nel 1869, come Museo Storico Artistico, nelle sale del Palazzo Provasi di via Legnano. Subì poi diversi traslochi, fino alla collocazione attuale nel Palazzo dei Filippini, accanto allaBiblioteca laudense.

Il Museo è strutturato attualmente in tre sezioni: archeologica, ceramica e pinacoteca.

La città vanta un'antica tradizione, grazie all'abbondanza di argilla nel suo territorio. Dagli scavi archeologici dell'antica Laus Pompeia (l'attuale Lodi Vecchio), a fianco del materiale fittile proveniente dall'Etruria e dalla Magna Grecia si delinea anche una produzione locale, soprattutto di statuette votive e lucerne: reperti attualmente esposti nella sezione archeologica. Il tardo medioevo vede l'affermarsi dell'ornato in terracotta applicato all'architettura. Tra i decori più interessanti quelli dell'ospedale di Santo Spirito (oggi Ospedale vecchio), con le fasce in cotto del chiostro piccolo, della chiesa dell'Incoronata e di palazzo Mozzanica. Nel XV secolo la produzione ceramica d'uso quotidiano è ancora composta da terrecotte ingobbiate e sgraffite, decorate con la semplice gamma dei colori metallici.
I soggetti, in genere popolareschi, sono delineati rapidamente con freschezza e originalità. Nel secolo XVI, ed in quello successivo, doveva già esistere un'attività manifatturiera di buon livello qualitativo destinata principalmente all'esportazione, come si può dedurre dal rinvenimento di numerose lamentazioni circa gli alti dazi sulle maioliche estratte (secondo la terminologia del tempo) dalla città. Ma è appunto nel Settecento che si imposero, con la superbia delle loro realizzazioni, alcune fabbriche: su tutte quelle dei Coppellotti, dei Rossetti e dei Ferretti, dislocate prevalentemente a ridosso delle mura lungo l'Adda per avvantaggiarsi del trasporto sull'acqua e della vicinanza dei boschi da cui attingere la legna per i forni.
L'eccellenza delle ceramiche lodigiane fu favorita dalla raffinata perfezione della cottura a gran fuoco (cioè a elevate temperature), nonché dalla varietà del modellato e dalla bellezza e originalità delle decorazioni (policrome o monocrome) con scene mitologiche, disegni stilizzati e, in particolare, composizioni floreali. L'attività di alto profilo artistico continuò nell'Ottocento soprattutto grazie alla fabbrica Dossena. L'esposizione mussale si sviluppa in tre sale, secondo un criterio cronologico.

Per informazioni:

Museo Civico di Lodi
cultura@comune.lodi.it
www.comune.lodi.it


Eventi Buongiorno Ceramica 2018

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