Il museo è stato istituito con Legge regionale del 24 gennaio 1984, e inaugurato il 5 agosto dello stesso anno, per raccogliere la Raccolta Civica di Maioliche creata da Gian Carlo Polidori nel 1934 durante la sua direzione della scuola d’arte. Già nel 1929 il Polidori, sottolineandone l’importanza documentaria e stilistica, aveva trasportato a Castelli il cosidetto “Polittico di Colledoro” e i mattoni erratici provenienti dalla chiesetta di San Donato e gli ex-voto delle chiesa di San rocco. Questo primo nucleo si arricchì di libere Principale istituzione culturale della città, il Museo, raccoglie, conserva e studia il modo in cui la ceramica ha accompagnato per secoli la storia di questo paese, la sua attività si estende alla ricerca, alla promozione e alla didattica, la sua rivista “ Castelli” affronta temi scientifici legati alle produzioni ceramiche italiane e straniere.

Il Convento dei Minori Osservanti, che ospita attualmente il Museo, si presenta come un complesso architettonico dell’ epoca della “ rinascita francescana” (1653 bolla di Innocenzo X). Con la soppressione da parte del governo piemontese nel 1866, divenne proprietà del Comune e negli anni ’20 sede della scuola d’Arte che vi rimase fino al 1975. Sul finire degli anni ’80 l’edificio venne restaurato secondo criteri scientifici che hanno eliminato le arbitrarie manomissioni e le decorazioni ceramiche in falso barocco condotte tra il 1926 e il 1928. Il chiostro, cuore del convento è tornato così alla sua originaria struttura, circondato da 12 arcate a tutto sesto, sostenute da 8 colonne in pietra dal profilo semplice e da 4 pilastri quadrati angolari. Lo splendido ciclo di affreschi, di ignoto autore, datati 1712, illustra la vita di Maria in 21 grandi lunettoni.

La visita si articola in 15 sale disposte su due piani. Al piano terra oltre alle sale di “servizio” come la biglietteria, la sala video e il book shop, è possibile ammirare la sezione archeologica, passeggiare fra le arcate del chiostro e fare esperienza diretta di decorazione su maiolica nel laboratorio artigianale. Al primo piano l’itinerario prosegue secondo uno sviluppo cronologico che illustra la produzione castellana dalle origini ai giorni nostri.

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