Buongiorno Ceramica! Buongiorno Ceramica!

Il trionfo del cotto.

L’arte delle terrecotte è un elemento primario dell’identità culturale della comunità di Impruneta (Firenze).


L’estrema fragilità e deperibilità degli oggetti in cotto, insieme alla modestia del loro valore che non ne sollecitavano la conservazione e manutenzione, è la ragione principale della scarsità dei materiali sopravvissuti. Il vasellame del tre – quattrocento è andato quasi tutto perduto; si è conservato un notevole numero di orci di quell’epoca e ciò è motivato dall’uso improprio che ne è stato fatto fin dall’antichità. Il loro impiego nei riempimenti di volte nelle architetture, consente di coprire una larga superficie, non aggravando di peso le strutture portanti. In recenti restauri è venuto alla luce un gran numero di questi orci, talvolta chiaramente usati precedentemente come contenitori, altre volte destinati fin dall’inizio alle architetture per la presenza di difetti di produzione.


Le manifatture dell’area imprunetina portarono, fin dal primo Rinascimento, la lavorazione della terracotta a una tale qualità, sia sul piano funzionale che su quello estetico, da rendere sempre più intenso il rapporto commerciale con la vicina Firenze. Questo era dovuto in parte alla qualità dell’argilla della zona, particolarmente resistente, all’arte dei sapienti artigiani, e in parte alla collocazione geografica della cittadina, che veniva a trovarsi sulla direttrice principale, che conduceva da Firenze ad Arezzo, attraverso il Chianti, e che la collegava ai più importanti centri di commercio. Un documento notarile del 1308 ci informa che nel piviere di S. Maria all’Impruneta si era costituita una corporazione di “maestri della terra cotta” orciolai e mezzinai.


L’arte delle terrecotte raggiunse il suo più alto risultato espressivo nel periodo rinascimentale; elementi decorativi in terracotta quali vasi, vasche sculture, colonnette, trofei, stemmi, insegne, iniziarono ad essere sempre più usati per l’arredo di giardini, ville, cortili, loggiati. È d’obbligo altresì segnalare i molti e sparsi tabernacoli devozionali cari al culto popolare nella Madonna, posti all’incrocio delle strade, la cui manifattura costituì una delle principali attività artistiche dei maestri fornaciai imprunetini.


L’arte della terracotta rappresenta per Impruneta un patrimonio di grande valore ed un elemento primario di identità culturale. In questo territorio si è affermata quella che è stata definita la civiltà del cotto, che ancora oggi, grazie alla presenza delle numerose aziende produttive locali, è viva e diffusa.
Negli ultimi anni l’attività si è differenziata e specializzata su due versanti:
Industriale: con la produzione in particolare di pavimenti e laterizi di qualità per abitazioni ed edifici e con le produzioni innovative e altamente tecnologiche delle pareti ventilate e dei nuovi materiali per rivestimento in cui l’argilla è legata con speciali resine e quarzi naturali.
Artigianale: secondo tecniche a mano nel solco della tradizione, in special modo di orci, vasellame e oggetti da arredo.


La fortuna della terracotta in quest’area si spiega per la presenza di un tipo di argilla di sicuro rendimento, per il riccopatrimonio boschivo che un tempo forniva il combustibile per le fornaci e per la favorevole posizione geografica del paese, inserito nella rete viaria di collegamento tra Firenze, Arezzo e Siena.
Importante, per la storia dei fornaciai, è un documento del 23 marzo 1308 (stile fiorentino): in quell’epoca orciolai e mezzinai erano riuniti in una corporazione che aveva lo scopo di proteggere e regolare la produzione e la qualità dei prodotti di un artigianato già allora fiorente. L’atto stipulato dal notaio Benintendi di Guittone da Santa Maria Impruneta, ci informa che i componenti della corporazione erano 23 e la maggior parte, 11, appartenevano populi plebis Sancte Marie Impinete. Da allora la produzione del cotto è continuata nei secoli e si sono create nel tempo vere e proprie dinastie di fornaciai.


Oggi la visita alle fornaci porta a conoscere da vicino le fasi del processo di lavorazione in cui si combinano quattro elementi primari: la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco. L’itinerario permette di conoscere i luoghi della produzione e di osservare i numerosi oggetti in cotto sparsi sul territorio. Si possono osservare, insieme alle forme di tipo tradizionale, i prodotti che sono oggi il frutto di una costante ricerca, studiati – per inserirli in nuovi contesti urbani e architettonici in tutto il mondo – da architetti come Mario Botta, Aldo Rossi o Renzo Piano.


Immagini: © Comune di Impruneta.


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