Il Museo della Ceramica, dedicato dal 2011 al marchese Giuseppe Roi, occupa tutto il piano nobile di Palazzo Sturm. Il primo nucleo della collezione del Museo, maioliche della manifattura Antonibon, entrò nelle raccolte grazie a donazioni tra il 1919 ed il 1949 ed era originariamente collocato al piano terra del Museo Civico insieme alle incisioni popolari dei Remondini, documenti storici, frammenti architettonici, stemmi in pietra  e su carta e a busti di personaggi eminenti nelle vicende di Bassano. L’incremento della raccolta, dovuto ad acquisizioni inviate grazie ai fondi del lascito Chini  e alle annuali donazioni del marchese Giuseppe Roi e degli Amici dei Musei e dei Monumenti di Bassano del Grappa, ha reso necessario il suo spostamento nel 1992 nell’attuale sede. La collezione è sistemata secondo criteri cronologici, raggruppando i materiali all’interno dei diversi periodi storici, delle differenti manifatture e creando sezioni distinte per tecnica esecutiva.


Palazzo Sturm, già Ferrari poi Vanzo Mercante, lascito del barone Giovanni Battista Sturm von Hirschfeld al Comune di Bassano del 1943, fu costruito alla metà del XVIII secolo sulla sponda sinistra del fiume Brenta, nella zona denominata Cornorotto, inglobando un nucleo preesistente di edifici del XV secolo, tra i quali un tratto di mura ed una torre. Il grande edificio comprende una settantina di vani distribuiti su sette livelli e la sua progettazione, commissionata da Vincenzo Ferrari, industriale e mercante di sete, si deve ad un architetto dilettante, l’abate Daniello Bernardi. I piani più bassi, dai quali si accedeva direttamente al fiume, ospitavano le botteghe ed i laboratori per la produzione serica e gli alloggi della servitù, i piani superiori la residenza padronale con un maestoso ingresso e alcune sale di rappresentanza, decorate con stucchi ed affreschi.

Il pittore Giorgio Anselmi decorava nel 1765 nei modi magniloquenti del barocco bolognese il soffitto e i riquadri del registro superiore del salone di entrata con una Caduta dei giganti, figure allegoriche femminili e telamoni, decorazione che si inserisce nella partizione architettonica con finte lesene, che costruisce l’ambiente secondo una tipologia quadraturistica ancora di impostazione bolognese. Gli stucchi che incorniciano le finestre e gli specchi nella porzione inferiore delle pareti, il Carro del Sole, le Stagioni, Bacco, Diana, Giove, Mercurio, qualificano il salone e numerose altre sale, e offrono un esempio autorevole della qualità inventiva ed esecutiva raggiunta dagli stuccatori attivi nel Veneto. Autore, nel 1766, ne è un artista che lascia sull’esterno della cupoletta la firma allo stato attuale degli studi non identificabile. Nell’insieme, il piano nobile del palazzo costituisce “il più raffinato complesso di gusto rococò di tutta la città”. Nell’alcova, la boiserie in legno comprende i dipinti a tempera del pittore Gaetano Zompini attivo nella fase centrale del XVIII secolo. Nel corso dell’Ottocento, quando il palazzo era di proprietà della famiglia Vanzo Mercante, subì alcune modifiche architettoniche ed ampliamenti, tra i quali la sopraelevazione del corpo di fabbrica e il raccordo del nuovo tetto con il coronamento della loggia-belvedere, originariamente aperta su tre lati.

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