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Bassano del Grappa

Mezzo secolo di Serenissima esclusiva.

A Bassano del Grappa (Vicenza), gli scavi archeologici della fine del secolo scorso nel sepolcreto di San Giorgio di Angarano hanno riportato alla luce vasi di uso domestico databili alla fine dell’età del bronzo e sempre nella stessa località è stato individuato un impianto di epoca romana per la fabbricazione di laterizi e di terrecotte architettoniche, secondo modelli iconografici già codificati a Roma e diffusi mediante cartoni. Alcune testimonianze sporadiche ci parlano di una produzione longobarda succeduta alla tradizione tardo imperiale, ma non si hanno notizie di fabbriche bassanesi in epoca medievale anche se si può supporre una produzione locale di vasellame comune, mentre per le ceramiche “fini” si faceva ricorso alle importazioni da Costantinopoli, Corinto e Salonicco.


Gli scavi di via Campo Marzio nel 1982 ci forniscono le maioliche più antiche prodotte con certezza a Bassano: sono frammenti di scodelle, piatti e alzate dipinti in policromia con la decorazione “candiana”, su imitazione dei prodotti provenienti dall’antica città di Iznik (in passato Nicea, Turchia). Siamo verso la fine del Cinquecento e anche il ritrovamento di manifatture quattro – cinquecentesche attive sul sito della futura fabbrica Manardi testimoniano la nascita della vera e propria tradizione ceramica bassanese. Il periodo di massimo splendore per la ceramica di Bassano è il Seicento, quando si afferma la manifattura dei Manardi, che dal 1669 per i successivi 50 anni ottengono dal Senato veneziano l’esclusiva per la produzione di maiolica, in tutto il territorio della Repubblica. La ceramica di questo periodo si distingue per la finezza dell’impasto, la ricchezza del decoro e la brillantezza dello smalto. Con l’aiuto anche di maestranze lodigiane e faentine la fabbrica produce una vastissima tipologia di maioliche, come vasi, boccali, scodelle, calamari, bottiglie, “sorbetti”, “pignati”, piatti da “capon”, sottocoppe, “squelin da caffè”, orinali.


Caratteristica è la produzione dei vasi da farmacia, orcioli e albarelli a rocchetto decorati in monocromo azzurro, a pennellate rapidissime, con due fasce con festoni di fiori e foglie delimitate da filettature sottili, che lasciano scoperta la zona centrale per la scritta.


Nel 1744 la fabbrica Manardi chiuse e venne il momento degli Antonibon di Nove, che diedero inizio a una nuova produzione inventando tipologie e decori. La maggior parte della loro produzione è costituita da oggetti d’uso, piatti vassoi, rinfreschiere, coppe, etc.; ma anche eccellenti candelabri, cornici per specchiere e piastrelle. In particolare l’azienda saprà mantenere un alto standard di qualità sia per i materiali sia per l’esecuzione in tutti e tre gli ambiti di produzione: maiolica dal 1727, porcellana dal 1752, terraglia a “uso inglese” dal 1786.

Nell’Ottocento continua la produzione popolare soprattutto dei piatti con decorazioni riferite ai lavori dei campi, alle stagioni, alla natura ed anche dei boccali con dedica e i famosi cucchi (ceramiche fischianti). Il nuovo stile per la ceramica (maiolica e terraglia) destinata ai ceti alti viene definito “artistico”, “aulico” o “neorococò”, ed è caratterizzato dall’accentuazione dei motivi ornamentali plastici e da decorazioni pittoriche che invadono la superficie con scene veristiche e motivi floreali. Nascono le fabbriche Marcon, Bonato e Passarin. La prima produce vasi ornamentali, zuppiere fitomorfe e zoomorfe, gruppi figurati, cestine, piatti popolari. Antonio Passarin dal 1882 produce maiolica e terraglia con forme barocche: centri tavola, coppe, vasche, specchiere, pannelli. Le decorazioni si ispirano alle opere dei grandi maestri del passato, come Jacopo Bassano o Antonio Canova, e anche ad autori contemporanei.


Bisogna aspettare fino al dopo guerra per vedere un vero e proprio rinnovamento che nasce principalmente dall’interno dell’Istituto d’arte per la ceramica di Nove e da alcune aziende “giovani” come quella fondata nel 1921 da Luigi Zortea; il rinnovamento della produzione contemporanea avviene attraverso un costante dialogo con le correnti figurative.

Musei

Museo della Ceramica G. Roi

Il Museo della Ceramica, dedicato dal 2011 al marchese Giuseppe Roi, occupa tutto il piano nobile di Palazzo Sturm. Il primo nucleo della collezione del Museo, maioliche della manifattura Antonibon, entrò nelle raccolte grazie a donazioni tra il 1919 ed il 1949 ed era originariamente collocato al piano terra del Museo Civico insieme alle incisioni popolari dei Remondini, documenti storici, frammenti architettonici, stemmi in pietra  e su carta e a busti di personaggi eminenti nelle vicende di Bassano. L’incremento della raccolta, dovuto ad acquisizioni inviate grazie ai fondi del lascito Chini  e alle annuali donazioni del marchese Giuseppe Roi e degli Amici dei Musei e dei Monumenti di Bassano del Grappa, ha reso necessario il suo spostamento nel 1992 nell’attuale sede. La collezione è sistemata secondo criteri cronologici, raggruppando i materiali all’interno dei diversi periodi storici, delle differenti manifatture e creando sezioni distinte per tecnica esecutiva.

 

Palazzo Sturm, già Ferrari poi Vanzo Mercante, lascito del barone Giovanni Battista Sturm von Hirschfeld al Comune di Bassano del 1943, fu costruito alla metà del XVIII secolo sulla sponda sinistra del fiume Brenta, nella zona denominata Cornorotto, inglobando un nucleo preesistente di edifici del XV secolo, tra i quali un tratto di mura ed una torre. Il grande edificio comprende una settantina di vani distribuiti su sette livelli e la sua progettazione, commissionata da Vincenzo Ferrari, industriale e mercante di sete, si deve ad un architetto dilettante, l’abate Daniello Bernardi. I piani più bassi, dai quali si accedeva direttamente al fiume, ospitavano le botteghe ed i laboratori per la produzione serica e gli alloggi della servitù, i piani superiori la residenza padronale con un maestoso ingresso e alcune sale di rappresentanza, decorate con stucchi ed affreschi.

Il pittore Giorgio Anselmi decorava nel 1765 nei modi magniloquenti del barocco bolognese il soffitto e i riquadri del registro superiore del salone di entrata con una Caduta dei giganti, figure allegoriche femminili e telamoni, decorazione che si inserisce nella partizione architettonica con finte lesene, che costruisce l’ambiente secondo una tipologia quadraturistica ancora di impostazione bolognese. Gli stucchi che incorniciano le finestre e gli specchi nella porzione inferiore delle pareti, il Carro del Sole, le Stagioni, Bacco, Diana, Giove, Mercurio, qualificano il salone e numerose altre sale, e offrono un esempio autorevole della qualità inventiva ed esecutiva raggiunta dagli stuccatori attivi nel Veneto. Autore, nel 1766, ne è un artista che lascia sull’esterno della cupoletta la firma allo stato attuale degli studi non identificabile. Nell’insieme, il piano nobile del palazzo costituisce “il più raffinato complesso di gusto rococò di tutta la città”. Nell’alcova, la boiserie in legno comprende i dipinti a tempera del pittore Gaetano Zompini attivo nella fase centrale del XVIII secolo. Nel corso dell’Ottocento, quando il palazzo era di proprietà della famiglia Vanzo Mercante, subì alcune modifiche architettoniche ed ampliamenti, tra i quali la sopraelevazione del corpo di fabbrica e il raccordo del nuovo tetto con il coronamento della loggia-belvedere, originariamente aperta su tre lati.

Per informazioni:

Museo della Ceramica G. Roi
Palazzo Sturm
Via Schiavonetti, 40
36061 Bassano del Grappa (VI)
Tel 0424 519940
info@museibassano.it
www.museibassano.it


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