Borgo San Lorenzo (Toscana), Cutrofiano (Puglia) e Viterbo (Lazio) ottengono il riconoscimento dal MISE quali “Città di antica ed affermata tradizione ceramica”.

Quest’anno abbiamo ricevuto un bellissimo regalo di Natale: abbiamo ufficialmente tre nuove “Città della Ceramica”, che presto entreranno ufficialmente nella rete delle Città Italiane della Ceramica, socie di AiCC.

Lunedì  11 dicembre 2017 si è tenuta a Roma una importante riunione del Consiglio Nazionale Ceramico, l’organo del MISE – Ministero dello Sviluppo Economico che ha il compito di applicare la Legge 188 del 1990 per la Tutela della ceramica artistica e tradizionale e della ceramica di qualità, legge in seguito alla quale è stata creata nel 1999 l’Associazione Italiana Città della Ceramica – AiCC.

Borgo San Lorenzo (FI)

Nel corso della riunione, il Consiglio Nazionale Ceramica ha dato risposta positiva alle domande e ai dossier inviati da tre comuni italiani per il riconoscimento della qualifica di “Città di antica ed affermata tradizione ceramica”: si tratta delle città di Borgo San Lorenzo (Firenze), Cutrofiano (Lecce) e Viterbo (di cui segue una breve presentazione e si allegano alcune immagini).
I tre Comuni hanno immediatamente dichiarato l’intenzione di aderire al più presto all’Associazione Italiana Città della Ceramica, alla quale hanno testimoniato gratitudine per la fiducia ed il supporto assicurato nella presentazione della domanda: con questa delibera del MISE, diventano 40 le Città della Ceramica, 38 delle quali fedelmente associate ad AiCC, allargandone così il raggio d’azione sul territorio nazionale.

Viterbo

“Siamo molto soddisfatti”, commenta Massimo Isola, Presidente di AiCC e Vice Sindaco di Faenza, “per il riconoscimento del titolo di Città della Ceramica a Borgo San Lorenzo, Cutrofiano e Viterbo. L’ingresso di queste tre città nell’Associazione Italiana Città della Ceramica ci darà in futuro ancora più forza nello sviluppo delle strategie a supporto della ceramica artistica e artigianale italiana: più le nostre ramificazioni sono diffuse, infatti, più siamo in grado di incidere sul dibattito nazionale sulla ceramica e ad avere il polso della situazione dei territori. Nell’Italia dei microcosmi, abbiamo bisogno di allargare il nostro raggio d’azione e questa è solo una tappa del percorso nella direzione di coinvolgere città e territori di antica tradizione che possano contribuire alla riflessione sul presente e sulla produzione contemporanea”.

Cutrofiano (LE)

Altri comuni italiani hanno intrapreso il percorso per il riconoscimento da parte del MISE, tra i quali i più attivi sono Appignano (Macerata) e Città di Castello (Perugia), ritenuti dal Consiglio Nazionale Ceramica molto interessanti, le cui candidature saranno esaminate nelle prossime sessioni di lavoro ministeriale.

A Borgo San Lorenzo, la produzione ceramica è documentata sin dal XV secolo, con diverse fornaci in attività e lo sviluppo di ceramica ingobbiata secondo i più noti moduli tecnico-decorativi dell’epoca (ingobbiata semplice, dipinta, graffita a punta ed a stecca, monocroma, con vetrina colorata in verde, policroma, etc.). Sarà poi all’inizio del Novecento che si realizzerà, con la Famiglia Chini e le due manifatture L’Arte della Ceramica e Fornaci San Lorenzo, un’importante ripresa produttiva, con lo sviluppo di un repertorio decorativo aggiornato rispetto alle tendenze contemporanee, dal Liberty all’Art Déco: questa felice esperienza è documentata oggi nel Museo della Manifattura Chini.

L’origine di Cutrofiano è legata alla terracotta, dato che sorge al centro di un’area caratterizzata dalla presenza di uno strato d’argilla a poca profondità. Lo stesso nome Cutrofiano è composto da dal sostantivo greco “cutra”, che significa vaso, e dal verbo “fio” che corrisponde a fabbricare. L’attività ceramica sembra fosse sviluppata qui già nel Medioevo, ma occorre aspettare il XVI secolo per trovare conferma nei documenti. Una informazione dettagliata ci viene dal Catasto Onciario del Comune che risale alla metà del 1700. Da questo risulta che in città vi erano 31 botteghe in cui lavoravano 46 artigiani divisi in codimari, piattari e pignatari. Ancora oggi l’argilla cutrofianese viene decorata con gli stessi motivi decorativi usati nel passato.

Il territorio della città di Viterbo può vantare una lunghissima tradizione nel settore della ceramica artistica; durante il XIII secolo, la produzione si arricchì di nuove decorazioni realizzate con ossido di manganese per il colore bruno dei contorni e con ossido di rame per il verde delle campiture, il tutto ricoperto da uno strato di vetrina piombifera trasparente. Risale alla fine dello stesso secolo l’introduzione dello smalto stannifero con il quale veniva dato il fondo bianco alle decorazioni facendole risaltare con maggior vigore e brillantezza. Alla prima metà del secolo XV, risale la caratteristica produzione del verde a rilievo e quindi l’affermarsi della decorazione a zaffera, di qualità particolarmente pregiata per il corposo strato di blu cobalto o di fondo perlaceo, realizzato con smalto stannifero.

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